Home Ambiente Insetti nel piatto? Roba da matti!

Insetti nel piatto? Roba da matti!

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Dal 2018, come prevedono le nuove regole comunitarie, potremmo ritrovarci il vicino di tavola al ristorante o un nostro spasimante, ordinare pizza con i ragni, grilli fritti, finger-food di formiche e zuppe di lombrichi. Roba da fuori di testa!

Premettendo che personalmente trovo che esistano dei cibi della tradizione culinaria italiana di alcune regioni davvero rivoltanti, come ad esempio la coratella (un mix di polmoni, trachea, cuore, animelle, milza, rognoni di agnello) o il casu marzu (formaggio sardo con larve di mosca) la pajata (intestino tenue di vitello da latte) il sanguinaccio (crema di sangue di maiale spalmabile dolce, preparata con il sangue preso subito al momento della macellazione) la meusa palermitana (milza e polmoni), una bella grigliata di scorpioni e cavallette in realtà non dovrebbe sconvolgere gli stomaci più forti.

O si? Che differenza c’è secondo voi fra una gamberetto ed una cavalletta? Nessuna, eppure l’idea di mangiare insetti a molti provoca ribrezzo.

In fondo ci potrebbero dire che è tutta questione di cultura o è nascosta dell’ipocrisia?

La Thailandia ad esempio, pronta ad invadere il mercato europeo con la sua “straordinaria” produzione, è una delle più grandi consumatrici di insetti al mondo.

Ma a questo punto dovremmo chiederci perché stanno cercando di inserire nelle nostre cucine forme alternative di cibo?

La verità è che sono sempre più allarmanti le notizie sul futuro della Terra e sull’approvigionamento alimentare che rischia di non essere sufficiente per il sempre crescente volume della popolazione globale che, stando alle stime degli esperti, arriverà a 9 miliardi nel 2050.

La produzione intensiva di carne, a breve, non sarà più sostenibile. Stiamo arrivando al collasso e abbiamo imboccato la strada della distruzione del pianeta sul quale viviamo rendendoci responsabili sia della fame, ad oggi, di un miliardo di persone, sia di livelli inaccetabili di inquinamento dell’aria, dell’acqua e del terreno (le foreste pluviali, i polmoni del mondo rischiano di scomparire entro 10 anni per fare spazio alle colture destinate  agli animali da reddito e agli allevamenti intensivi stessi).

Gli scienziati lo sanno bene. Quello che però non si dice è che è che di cibo ce ne sarebbe in abbondanza per tutti se adottassimo una dieta vegana, l’unica a basso impatto ambientale e soprattutto etica.

Parlando ora di dati, il CIWF sostiene che un terzo della raccolta mondiale di cereali viene utilizzato per alimentare il bestiame industriale e se fosse destinato per il consumo umano sfamerebbe circa 3 miliardi di persone.

Quasi tutta la produzione mondiale di soia viene somministrata come mangime (farina di soia) agli animali allevati industrialmente e se fosse destinata agli umani, nutrirebbe un miliardo di individui.

Gli allevamenti industriali non producono cibo, lo sprecano. Per ogni 100 calorie di cereali commestibili utilizzati come mangime per il bestiame, otteniamo solo 30 calorie sotto forma di carne o latte; una perdita del 70%.

In definitiva, quello che vogliamo ribadire qui è il fatto che verdure, frutta, cereali, legumi, semi, contengono tutti i nutrienti di cui l’uomo ha bisogno per vivere sano e gli alimenti vegetali contengono tutti gli amminoacidi essenziali per il nostro benessere come potete peraltro vedere da questa tabella.

E allora perché mangiare tagliatelle ai ragni quando possiamo gustarci una bella  pasta e fagioli?