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Auto sui fiori delle vittime di Centocelle

Tre Rom in meno- Ecco una delle scritte che hanno osato imbrattare le mura di Roma, a commento della morte di tre bimbe. Tre bimbe, senza nessun altro aggettivo a definirle. Anche se la più grande aveva vent’anni. Nella morte si torna tutti bambini. Nello strazio della morte si torna tutti innocenti. E’ nella vita che si creano differenze, che si avvertono ‘specifiche’ diversità culturali, tradizionali. Come se fossimo davvero specie in conflitto e non tutti uomini. Quindi, dopo che un folle ha osato lanciare una bottiglia incendiaria contro un camper dove queste bimbe rom stavano dormendo- cosa avranno provato negli ultimi momenti? L’agonia è stata breve? Il pazzo ha chiuso un attimo gli occhi e ha provato a immaginare il dolore del sentire ardere le proprie carni e l’orrore, l’angoscia della fine e le urla e l’aiuto che non giunge, e la domanda ultima, quell’interrogativo sospeso nell’aria ardente?- un altro demente ha rotto il silenzio attonito che avrebbe dovuto seguire il brutale omicidio delle tre sorelle con una constatazione di una crudeltà beante e idiota che richiama direttamente i forni e i lager e si fregia di un simbolo che in origine fu indù o giainista ed ebbe un significato solare, ma, come tutta la luce, nelle mani dell’uomo è diventata tenebra. Meno tre. Aritmetica nazista. L’ennesima dimostrazione che le meridiane di morte dell’uomo “senza amore senza Cristo”, persuase allo sterminio, non si arrestano neppure di fronte all’innocenza degli innocenti. Invece di coprirsi il capo di cenere e gemere sulla propria ignoranza, e cercare di dimenticare le nuvole di sangue che hanno imbrattato la terra in nome di tutti i tipi di intolleranza e razzismo e segregazione e violenza dell’uomo sull’uomo che quel simbolo vuole rappresentare.

3 rom in meno
3 rom in meno
Questa inclassificabile scritta è stata notata e fotografata da un uomo, Rinaldo Sidoli, responsabile nazionale Verdi del settore Tutela e salute degli animali. Sensibile a qualsiasi forma di ‘specismo’ intraspecifico e interspecifico, Sidoli che si batte per i diritti degli ultimi, ha subito postato la foto su face book: “Scusaci Elizabeth, Francesca e Angelica per questa disumana brutalità”, ha scritto. Sempre Sidoli ha pubblicato un altro scatto che ritrae una macchina parcheggiata a Centocelle. La vettura schiaccia i fiori in ricordo delle tre vittime, che alcuni cittadini avevano lasciato vicino al luogo del rogo. “Abbiamo toccato il fondo. Parcheggia schiacciando i fiori che i cittadini avevano deposto in ricordo delle tre vittime di Centocelle. Uno sfregio all’umanità. Uno schifo”, ha denunciato indignato Sidoli.

Al simpatico autore della scritta e di tutte le scritte passate e future di questo stampo vorrei dedicare questa lettera di Michele Serra

Caro Naziskin, ti scriverò con paroli facili facili, così forse riuscirai a capire. Io leggo sui giornali che tu sei una “bestia” e una “belva”, ma io non ci credo. Io credo che tu sia ignorante: e l’ignoranza è un grande problema per tutti, anche per me. Perchè una persona ignorante è una persona debole, e una persona debole ha paura, e una persona che ha paura diventa cattiva e aggressiva, e fa “bonk” con un bastone sulle teste dei poveracci. Le vere “bestie” e “belve” sono certi giornalisti (molti) e certi programmi televisivi (quasi tutti), che dicono stronzate così noi restiamo tutti ignoranti e possiamo rimanere in mano dei potenti.

Io voglio dirti questo: se tu picchi un poveraccio, non dimostri la tua forza. Tu dimostri la tua debolezza e la tua stupidità.

Perchè la sua testa rotta non risolve il tuo problema. Il tuo problema è il tuo vivere in una periferia di merda, senza lavoro o con un lavoro di merda. Il tuo problema è che tu sei l’ultima ruota del carro, quindi vuoi diventare forte e avere ragione.

Ma nessuno di noi diventa forte picchiando (quarantacinque contro due) due persone deboli. Se vuoi diventare forte, devi ribellarti alla tua debolezza. Tu devi pensare. Nella tua crapa pelata c’è un cervello. Quindi usa il cervello, non il bastone. Il tuo cervello ha bisogno di cibo proprio come la tua pancia. Tu allora devi provare a leggere e a parlare, a chiederti perchè tu vivi una vita di merda. Questa si chiama cultura. E la cultura è l’unica e sola forza per migliorare l’uomo.

Io lo so; leggere è molto faticoso. Molto più faticoso che urlare “negro di merda” o “sporco ebreo”; gridare stronzate è molto più facile.Tutti sono capaci di insultare e odiare.

A me non importa niente se hai la crapa pelata e gli scarponi; per me, tu puoi anche metterti un carciofo in testa e tatuarti le chiappe. A me importa che tu impari a rispettare te stesso, il tuo cervello e la tua dignità, così forse imparerai a rispettare anche gli altri uomini. Se tu gridi “sporco ebreo”, tu almeno devi sapere cos’è un ebreo. E se sai cos’è un ebreo, prova a chiederti come sarebbe bello vedere mentre bruciano in forno tua madre, tuo fratello, i tuoi amici e te. Se cominci a farti domande, tu cominci a vincere. Le domande sono come le chiavi della macchina; basta una domanda per accendere il motore e partire in prima, quarta, quinta e così via, e andare molto lontano.

Io sono molto preoccupato per te (e anche per la testa di quelli che vuoi picchiare). Io sono molto preoccupato perchè il potere, quando vede persone ignoranti e cattive, può fare due cose: metterti in prigione, e la prigione è come un immenso “bonk” sulla tua testa. Oppure servirsi di te come uno schiavo, mandarti a picchiare, torturare e bruciare mentre lui intanto vive in una bella casa, con una bella macchina ed una bella figa. Vuoi essere libero?

Tieni la tua testa rapata, ma impara ad usare il tuo cervello. Forza e potere abitano lì; dentro la zucca, non sopra.

Ciao.

Ehi Amico! Tu leggere Qui! – di Michele Serra, 1992

“Provo vergogna per loro. Un gesto inqualificabile. Qualcuno ha parcheggiato la propria automobile schiacciando i fiori deposti in ricordo delle tre vittime del rogo nel camper a Centocelle. Si tratta di un atto vergognoso e spregevole. Il rispetto, a maggior ragione in momenti così drammatici, si misura soprattutto tramite l’attenzione nella quotidianità. Ci siamo attivati immediatamente inviando sul posto la Polizia Locale di Roma Capitale”. Così su Facebook l’assessore al Sociale di Roma Capitale Laura Baldassarre

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