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Bullismo on line, le ragazze le più esposte

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Cittadinanza digitale e regole. Ad abusare delle potenzialità infinite e a volte micidiali della rete sono soprattutto gli adolescenti. E’ quanto emerge dallo studio dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza dal titolo ‘Nella rete della rete’, condotto su un campione di 11.500 adolescenti dagli 11 ai 19 anni, distribuiti su tutto il territorio nazionale.I dati sono sconfortanti: l’ 8% dei ragazzi dai 14 ai 19 anni è vittima del cyber bullismo; da condotta per lo più adolescenziale-il 22% degli adolescenti, dai 14 ai 19 anni, ammette di aver preso in giro intenzionalmente un compagno o un amico, rispetto al 18% dagli 11 ai 13 anni- ma circoscritta all’ambito del proprio gruppo o della propria scuola, ora l’aggressione avviene sotto gli occhi della platea virtuale, un’idra con miliardi di teste pronte a ridere e condividere, per cui la violenza si replica all’infinito e può ‘contagiare’ un numero pressoché illimitato di imitatori.

In genere, gli autori di queste prepotenze, sono i maschi (65%), mentre il destinario delle aggressioni è per lo più femminile (il 70 %). Infatti il 33% degli episodi di cyberbullismo è di tipo sessuale. E si lega ad esso un altro fenomeno insidioso della rete: il sexting, ossia la diffusione sul web di foto o video intimi, per‘vendetta’(porno revenge) di una relazione finita o per semplice esibizionismo. La pratica di riprendersi in atteggiamenti ‘osè’ infatti è sempre più diffusa tra gli adolescenti: circa il 30% dei ragazzi sia maschi che femmine lo ritiene giusto e il 40 lo fa concretamente. Gli effetti di questa violazione della propria persona sono incalcolabili: depressione, autolesionismo fino alla scelta estrema del suicidio. Nell’ambito delle violenze a sfondo sessuale in rete si va affermando ‘Pull a pig’ o ‘inganna il maiale: un profilo fake contatta una ragazza e la seduce per poi umiliarla (con un sadico messaggio che annuncia: è tutto uno scherzo!) . Complici di cyberbulli e di haters, sono i ‘condivisori’- un 4% degli adolescenti dai 14 ai 19 anni e un 5% dagli 11 ai 13 anni ha filmato o fotografato un coetaneo mentre veniva aggredito senza intervenire, rendendo pubbliche e virali le immagini con battute che feriscono più dei pugni:oltre il 50% di coloro che subiscono violenze digitali si autolesiona. Gli ‘odiatori’ sono in forte crescita: parliamo di un 22% di ragazzi tra i 14 e i 19 anni, di cui il 53% è maschio. Il 64% mette anche in atto comportamenti di cyberbullismo, creando un problema nel problema. Il 90% degli haters dichiara che i genitori non gli controllano mai il telefono. Questi internauti trovano il loro punto di approdo in cloache virtuali come pagine e gruppi su Facebook- sesso droga e pastorizia, recentemente chiuso e sostituito da Beverly Hills 90210 e “Psicologia applicata-Il Gruppo” nato in sostituzione di “Welcome to favelas”.

Tra altre pratiche suicide che corrono in rete, il selfie killer, ovvero un selfie scattato in situazioni estreme per accrescere il numero dei likes e diventare visibili. l’8% degli adolescenti è stato sfidato a fare un selfie estremo e 1 adolescente su 10 lo ha fatto mettendo a rischio la propria incolumità. La percentuale sale nei più piccoli, dagli 11 ai 13 anni, raggiungendo il 12%.
Per non parlare dell’aumento della dipendenza da cellulare che genera la ‘nomofobia’ (no mobile fobia) cioè la paura di rimanere senza cellulare, il vamping cioè l’uso di chattare nelle ore notturne a scapito dell’attenzione e della concentrazione nelle attività quotidiane.
Pericolosissimo poi il grooming (adescamento online): 2 adolescenti su 10 dichiarano di aver scoperto che dietro un profilo di una persona amica sui social network si nascondeva un adulto e le vittime predilette degli adescatori sono le femmine (62%).

L’Italia è la prima in Europa a tentare di correre ai ripari: una legge, la n. 71/2017, afferma che autonomamente le vittime (sopra i 14 anni) o i loro genitori possono inoltrare al gestore del sito internet o del social media un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi dato personale del minore diffuso nella rete e rivolgersi direttamente al garante per la protezione dei dati personali, qualora l’azione precedente non abbia raggiunto gli scopi sperati. Sono numerose, inoltre, le iniziative come www.generazioniconnesse.it per un’educazione alla cittadinanza digitale. E chiaramente la famiglia e la scuola hanno un ruolo primario nell’educazione il riconoscimento e la prevenzione delle condotte violente correnti in rete. E a comprendere che dietro le immagini ci sono persone reali, con il proprio mondo emozionale e una psicologia spesso fragile.