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Fabo
Fabo

Si è spento alle 11.40 di oggi Dj Fabo, al secolo Fabiano Antoniani, il giovane milanese da anni cieco e tetraplegico a causa di un incidente stradale, che ha scelto consapevolmente il suicidio assistito. A Zurigo.
A chi appartiene la vita: per dj Fabo, apparteneva a lui.-«Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato, purtroppo, con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato. Volevo ringraziare una persona che ha potuto sollevarmi da questo inferno di dolore, di dolore, di dolore. Questa persona si chiama Marco Cappato e lo ringraziero’ fino alla morte. Grazie Marco. Grazie mille».
A chi appartiene la vita? A Dio, allo Stato, all’individuo?
E cosa si intende per vita? La mera esistenza biologica o la vita biografica, fatta di esperienze, scelte, emozioni?
La vicenda di DJ Fabo, che alle 11. 40 di oggi ha compiuto la sua ultima scelta e provato la somma fra le esperienze, la morte, ripropone con urgenza questioni che non riguardano solo astratti paradigmi di bioetica, ma ciascuno di noi.

Specie in uno Stato, quello italiano, fortemente condizionato da un cattolicesimo totalitaristico. L’ideologia vitalistica di radice ippocratica,per cui nessun medico mai dovrà causare la morte del paziente, declinata con quella ecclesiastica della sacralità della vita, perché essa appartiene a Dio, sulla quale, anche se ormai degradata a condizione infernale, solo Lui può pronunciare la parola fine, influenzano fortemente l’operato dei partiti politici; da tempo interpellati a prendere una posizione su queste questioni- sei sono le leggi sul testamento biologico ferme in Parlamento-, i nostri deputati paiono sempre più intenti a risuonare all’unisono con una Chiesa- Partito che su fecondazione assistita, testamento biologico, aborto, eutanasia non schioda da posizioni così alto-medievali da renderci- in questo campo- uno dei Paesi più conservatori d’Europa.
Stato laico o teocrazia totalitaria? Una Chiesa che lancia l’anatema sulle mani di chi, pieno di compassione, ha strappato dalla voragine del dolore e su sua richiesta l’esistenza di Dj Fabio, Piergiorgio Welby e altri come loro, mentre su quelle piene di sangue di chi scatena guerre e guerriglie, internazionali o urbane, tace o si rifugia nella preghiera. Così anche dj Fabo per esercitare il proprio libero arbitrio e trovare la sua pace si è dovuto rivolgere alla ben più evoluta Svizzera senza alcun aiuto dello Stato italiano, sordo alle sue richieste nonostante il toccante video messaggio al Presidente Mattarella, ma di Marco Cappato, dell’associazione Luca Coscioni, che ora rischia ben 12 anni di carcere. Chi può permettersi di scagliare pietre contro questa scelta? Chi dire l’ultima parola su una decisione tanto privata? Lo Stato? La Chiesa? C’è chi decide di vivere dentro un polmone d’acciaio e di sorridere comunque, sentendo che la propria vita è preziosa anche nell’immobilità perchè riesce a sentire attuale la sua inter-dipendenza con tutti gli esseri viventi e chi invece spera nel silenzio tregua e a suo modo genera altri legami, visto che la vita, anche nella morte, è sempre relazione. C’è modo e modo di lottare: chi vivendo, chi morendo. A ciascuno il suo, secondo la sua condizione e a nessuno una sentenza tanto ardua. Neppure a una persona colpita da una malattia omologa, come avviene nel film magistralmente interpretato da Xavier Bardem, Il mare dentro: la malattia è una condizione intima e ognuno la coniuga con la sua voce. Così Fabio ha scelto la sua morte ‘opportuna’, come scriveva Welby, il suo porto, al di là della quale forse la sua vista si è schiarita e il suo corpo si è rialzato. Speriamolo.

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