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fake news
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Con l’avvento della rete eravamo certi di aver superato gli ostacoli che si frapponevano fra il singolo e le istituzioni nella libera circolazione delle informazioni, certi che nessuno potesse impedire che la verità in qualche modo si riversasse nel gran mare di internet. Invece abbiamo visto come le fake news possano manipolare l’opinione pubblica e le sue scelte in tutti gli ambiti, soprattutto tra i giovani.
Una ricerca della Graduate School of Education di Stanford sugli studenti di secondaria, licei e università, denuncia l’“inquietante incapacità degli studenti di ragionare sull’informazione che vedono in Rete, la difficoltà a distinguere la pubblicità dalle notizie, o a identificare le fonti delle news”.
È il problema che Robert Proctor, docente di Stanford che studia il fenomeno dal 1995, chiama ‘agnotologia‘, cioè la non conoscenza, l’ignoranza indotta. Un’ingenuità che si traduce nella tendenza dei ragazzi a farsi a loro volta portatori di fake news e, purtroppo, anche di aggressioni verbali: per il Safer Internet Day, Telefono Azzurro ha avvertito che in Italia due ragazzi su tre riferiscono di essere stati vittime di insulti, mentre l’Università Sapienza ha diffuso dati secondo cui ben 8 adolescenti su 10 considerano non grave ferire qualcuno sul web, anche per la convinzione (71%) di non incorrere in alcuna conseguenza.  Ma non è così perché insulti e parolacce sono diffamazione aggravata punibili sia penalmente che civilmente con risarcimenti molto salati.
Il cyberbullismo  è un fenomeno grave e i social network sono ormai tanto diffusi e pervasivi da rendere necessaria una regolamentazione più puntuale: basti pensare che il 44% degli statunitensi vi cerca informazioni e che 28 milioni di italiani sono presenti su Facebook. Se e come introdurre sanzioni pecuniarie o addirittura detentive è però ancora oggetto di discussione.
La cancelliera tedesca Angela Merkel, avvertendo che la Rete “non è uno spazio senza legge”, ha annunciato normative per costringere i social a rimuovere entro 24 ore i contenuti che incitano all’odio e il direttore operativo di Facebook, Sheryl Sandberg, ha intanto stretto un accordo con Correctiv che dovrebbe consentire una forma di controllo in tal senso e annunciato un progetto di avvicinamento della piattaforma al mondo culturale giornalistico.
Se in Germania si pensa di punire i gestori dei social con multe fino a 500 mila euro, in Italia un disegno di legge bipartisan presentato in Senato prevede invece pene fino a 10 mila euro di ammenda e a 2 anni di carcere per chi pubblica “notizie false, esagerate o tendenziose”. Come scriviamo riguardo alla campagna #BastaBufale lanciata dalla presidente della Cameria, Laura Boldrini, la proposta suscita però anche critiche e timori di censura. 
Il tema del rapporto tra norme e verità è complesso e sempre più ampio. Se si vuole che quella discussione sulla qualità del giornalismo e dell’informazione si faccia, occorre spingere sulla formazione e sulla media literacy, la capacità di saper contestualizzare contenuti e fornitori di informazione.
A sentirsi chiamati in causa devono certamente essere le scuole e le università, ma anche i media stessi. Tra i vari compiti del giornalismo, infatti, vi è anche l’inclusione e questa passa (anche) dal far sì che nessuna fetta di pubblico sia esclusa dal poter comprendere e accedere all’informazione o al contesto in cui questa si diffonde.
Serve trasparenza nelle scelte e nelle spiegazioni che si danno ai lettori, serve contribuire a quell’opera di media literacy. Intanto è di poche giorni la notizia che Facebook ha cominciato a segnalare le notizie false con una sorta di “bollino rosso”, un’etichetta con la dicitura “contestata” che accompagna le notizie che team di giornalisti hanno sottoposto a verifica e ritenuto falsa o fuorviante. Il primo caso, riporta il sito Recode, è una notizia sul presidente Donald Trump il cui smartphone Android avrebbe favorito fughe di notizie dalla Casa Bianca.
La notizia in questione è pubblicata da The Seattle Tribune, che non è una testata giornalistica ma un sito che si autodefinisce anche di satira online. Tale contenuto è stato “contestato” da Snopes.com e PolitiFact, due delle organizzazioni che collaborano con FB  per il fact checking delle news online. Il Seattle Tribune, specifica Snopes, è frutto della Associated Media Coverage, una vera e propria “fabbrica” riconosciuta di notizie false.In Italia su Facebook le notizie false si possono già segnalare, ma il “bollino rosso” non è ancora implementato. Mark Zuckerberg ha assicurato nel suo post “manifesto” che farà di tutto per arginare le notizie false, e ha in cantiere altri strumenti, anche l’uso dell’intelligenza artificiale. La presidente della Camera, Laura Boldrini, sta incalzando parecchio il social su questo fronte e ha chiesto alla compagnia anche di aprire un ufficio operativo in Italia.

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