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Fondi delle politiche sociali ridotti all’osso: disabili, bambini ed anziani i più colpiti

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Ridotti all’osso il Fondo Politiche Sociali e il Fondo Non Autosufficienza in virtù dell’accordo fra Stato e Regioni. A rischio vita indipendente, assistenza domiciliare, asili nido e servizi per la prima infanzia, misure di contrasto alla povertà. Per il Fondo politiche sociali resta solo il 5% delle risorse che erano state stanziate nel 2004, l’anno del massimo storico.
Sulla pelle degli ultimi. I disabili, gli anziani, i bambini. Ossia coloro che per età o malattia non sono in grado di provvedere a se stessi.Se fossero banche forse li si salverebbe. Invece si lascia che cadano nella macelleria sociale,  difesi solo delle famiglie, anzi, a carico di chi nelle famiglie si è sempre prestato ai servizi di cura, ossia le donne. Tanto per celebrare l’otto marzo. 
Proprio mentre il Governo annuncia in toni trionfalistici l’approvazione del DDL povertà per l’inclusione sociale (di cui beneficeranno i redditi ISEE al di sotto dei 3 mila euro!!) il ministro per gli affari regionali Enrico Costa ha confermato il taglio di 211 milioni di euro al fondo delle politiche sociali (ridotto da 311 a 99 milioni) e di 50 milioni a quello sulle non autosufficienze (450 da 500). In questo modo il governo colpirà gli asili nido, le famiglie in difficoltà, i centri antiviolenza, l’assistenza domiciliare e il sostegno a disabili e anziani. Una scelta fatta da Regioni e MeF, ha detto nei giorni scorsi il sottosegretario Luigi Bobba, rispondendo a un’interrogazione di Donata Lenzi (Pd).
Il Fondo Non Autosufficienza  nato nel 2006 con la Legge 27 dicembre 2006, n. 296 (art. 1, co. 1264), con il preciso obiettivo di «garantire l’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali su tutto il territorio nazionale con riguardo alle persone non autosufficienti», è diretto a potenziare l’assistenza domiciliare, per  permettere alla persona non autosufficiente di continuare a vivere nella propria casa e non essere istituzionalizzata: ad esempio il Fondo finanzia contributi per l’acquisto di servizi di cura e di assistenza (il lavoro degli assistenti familiari) o interventi complementari al percorso domiciliare (ricoveri temporanei in strutture di sollievo). 
Nato con una dotazione di 100 milioni di euro per il 2007, salita a 300 milioni per il 2008, 400 milioni per il 2009 e altrettanti per il 2010, è stato drasticamente tagliato sotto Berlusconi/Sacconi/Tremonti  (100 milioni) e non finanziato (Monti/Fornero) per il 2012. Nel 2013 tornò a 275 milioni, 350 milioni nel 2014 con un’intesa raggiunta fra Ministeri, Regioni e associazioni delle persone con disabilità che il 40% delle risorse per il 2014 dovessero essere vincolate ad interventi a favore delle gravissime disabilità, inclusa la SLA. Dal 2015 (Renzi/Poletti) il fondo diventa strutturale, con una dotazione di 400 milioni di euro, pari a quella del suo massimo storico dell’anno 2009. Per il 2017 si era arrivati a una dotazione di 500 milioni di euro.
Dal 2014 una quota del FNA, pari a 10 milioni di euro e poi 15 milioni, va a promuovere interventi innovativi in materia di vita indipendente ovvero quei progetti che – in linea con la Convenzione Onu – mettano la persona con disabilità nelle condizioni di scegliere, in piena libertà ed autonomia, come vivere, dove vivere e con chi vivere.
Il Fondo Politiche Sociali, previsto inizialmente dalla Legge 449/1997 e ridefinito dalla Legge 328/2000 è la fonte nazionale di finanziamento per tutti gli interventi di assistenza alle persone e alle famiglie.
Finanzia una rete integrata di servizi alla persona rivolti all’inclusione dei soggetti in difficoltà, o comunque all’innalzamento del livello di qualità della vita: servizi di cura delle persone, in particolare di cura dell’infanzia e degli anziani non autosufficienti, servizi e misure per favorire la permanenza al proprio domicilio, servizi per la prima infanzia, servizi territoriali comunitari, servizi residenziali per le fragilità, misure di inclusione sociale e di sostegno al reddito, interventi e servizi a contrasto della povertà e dell’esclusione sociale… Una parte del Fondo sostiene da anni un programma di prevenzione dell’allontanamento dei minorenni dalla famiglia di origine P.I.P.P.I. (programma di interventi per la prevenzione dell’istituzionalizzazione).
Il finanziamento massimo del Fondo Politiche Sociali risale al 2004 (Governo Berlusconi II): 1,884 miliardi di euro. Da allora gli stanziamenti sono scesi fino al minimo storico del 2012 (43,7 milioni di euro) per poi risalire (ad esempio nel 2013 il Fondo contava su 344,17 milioni di euro). Con la legge di stabilità del 2015 si è provveduto a dare al Fondo una dotazione finanziaria annua, strutturale, di 300 milioni a decorrere dal 2015. Significa a questo punto che per le Politiche Sociali c’è nel 2017 una cifra pari ad appena il 5% di quanto c’era a disposizione nel 2004, anno in cui il Fondo ha visto il suo massimo storico. 
Questi fondi non dovrebbero essere residuali ma intoccabili, come avviene nei Paesi civili: chi in una famiglia si occuperebbe prima dei figli sani lasciando a digiuno il figlio disabile?
«Un atto gravissimo»  denunciano il forum del terzo settore, la Federazione italiana superamento handicap (Fish) e la federazione delle associazioni nazionali sulla disabilità (Fand). Gianmario Gazzi, presidente del consiglio nazionale degli assistenti sociali, attacca “Saranno proprio le donne a pagare il prezzo più alto di una crisi economica che porta per loro disoccupazione e precariato. Sulle loro spalle si scaricherà il ruolo di supplenza delle istituzioni in termini di welfare familiare reso più gravoso dall’assenza di una rete di servizi”. 
«Questo è un duro colpo alle politiche sociali del nostro Paese, assestato dopo aver fatto balenare l’ipotesi di aprire una stagione in cui l’attenzione all’inclusione sociale fosse significativa e unificante»:è questo il duro commento di Vincenzo Falabella, presidente della FISH e aggiunge «gli effetti di quell’intesa del 23 febbraio – oltre ai danni materiali che si faranno sentire soprattutto nelle Regioni del Sud – passano sopra molte teste, oltre a quelle delle persone con disabilità e delle loro famiglie: è infatti lo stesso Parlamento ad essere stato ignorato, perché quei Fondi erano stati incrementati o garantiti dopo ampie discussioni in Camera e Senato. È pertanto ai Parlamentari che facciamo appello per avere adeguato sostegno”.

Oltre dunque a «chiedere un confronto tempestivo con il Presidente del Consiglio e con il Ministro dell’Economia – conclude Falabella – non escludiamo una mobilitazione più ampia e diffusa nel Paese, in ogni singola Regione, attorno alla quale trovare ampie convergenze, data la gravità politica di quanto accaduto».
Toni altrettanto duri arrivano dal Comitato 16 Novembre, che parla senza mezzi termini di «vergognosi tagli al sociale» e di «disabili gravissimi presi in giro».

«Ricordiamo innanzitutto che il Governo – si legge in una nota diffusa dal Comitato – aveva mantenuto la promessa fatta al mondo della disabilità il il 30 novembre dello scorso anno, a seguito dell’ennesimo presidio che aveva visto in prima fila la nostra partecipazione, stanziando effettivamente 500 milioni di euro nel 2017. Solo pochi mesi dopo, però, d’intesa con le Regioni, ha deciso di tagliare questi 50 milioni in più. Ma come si può pensare di far partire un Piano per la Non Autosufficienza senza le risorse necessarie? Come si pensa di pagare prestazioni e servizi che rientrerebbero nei livelli minimi di assistenza? Per capire meglio la portata dell’insufficienza delle risorse, sottolineiamo che nel 2010, per 5.000 persone ammalate di SLA (sclerosi laterale amiotrofica) e malattie similari furono stanziati 100 milioni di euro. Oggi parliamo di una platea di beneficiari allargata all’ennesima potenza, centinaia di migliaia di persone cui dare assistenza con una quota parte del 40% del Fondo Nazionale per le Non Autosufficienze, ovvero 180 milioni di euro. Praticamente impossibile!».