Home Economia Briatore e l’apologia della ricchezza.

Briatore e l’apologia della ricchezza.

371
CONDIVIDI

Si parte dalla nuova Flat Tax, la tassa che l’Italia ha pensato questi giorni per far entrare nel nostro paese i super-ricchi, attirandoli con una tassazione annua di soli 100 mila euro. E si comincia da un interrogativo. E’ morale ed equo tassare in maniera morbidissima chi possiede capitali illimitati con un sistema di prelievo pensato dal monetarista Friedman il quale nel ventesimo secolo fu il punto di riferimento di molte scelte neoliberiste scellerate mentre tassiamo in maniera massiccia i redditi delle persone che con il loro lavoro cercano di sopravvivere? A questo proposito, Briatore ha fatto discutere con una sua dichiarazione choc. Il noto Flavio ha dichiarato che  “i poveri non hanno mai creato lavoro” scatenando il putiferio ma, alla domanda che ci siamo posti noi, sapientemente non risponde e la aggira, sostenendo in realtà secondo la sua visione rudimentale ed elementare dell’economia (darwinianamente) che solo i ricchi, al tempo stesso i più ottimisti, possono portare benessere. Lui il mondo lo vede così e non vede l’altra metà del pianeta, quella che arranca. Ai ricchi affida il ruolo taumaturgico di risolvere i problemi di chi non ce la fa. Sfavillante come le auto della Formula 1 che diede a lui tanta gloria quando diresse il Team Benetton, la vita di Briatore è lucente, con varie ombre sulle quali non ci soffermiamo perché sono state tutte ampiamente raccontate altrove, è intrisa di “calvinismo” anche se lui non lo sa e forse per questo parla sempre della “protestante” Inghilterra. Contano solo gli “uomini del fare” per lui ed è ferocemente critico con tutti gli altri “ceti improduttivi” che ostacolano la voglia di vincere di chi ha coraggio. Tra gli inutili, l’accattivante Flavio (tutti sognano notti al Billionaire tra champagne costosi come gioielli, modelle irraggiungibili che siedono su auto velocissime) ci mette tutti coloro che come noi perdono tempo a pensare e scrivere, noi che siamo il pensiero critico. E se è vero che lui non ha tutti i torti del mondo, noi non abbiamo sempre ragione e un po’ di autocritica dobbiamo farla, perché di fatto se siamo così distanti dal suo modo di vedere le cose, dovremmo partorire qualcosa di davvero alternativo rispetto alle sue proposte provocatorie. E invece, di fatto, restiamo impantanati dentro uno stato di crisi senza inventarci nulla che scaldi davvero i nostri cuori e ci faccia uscire dalle nostre quotidiane preoccupazioni.