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Sahar, la bimba simbolo della guerra civile e di come si muore di fame in Siria

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La storia di Sahar Dofdaa ha fatto il giro del mondo dopo che l’agenzia di stampa Afp ha pubblicato la foto del siriano Amer Almohibany. La piccola era nata nel villaggio di Hamuriya, nella zona di Ghouta, e il 21 ottobre è morta di fame. La madre della bimba era troppo denutrita per riuscire ad allattare mentre il padre non poteva permettersi l’acquisto di latte o integratori. Lei rappresenta il simbolo di una guerra civile che ha lasciato 3,5 milioni di persone malnutrite in Siria. Questa è la storia di come si muore di fame nella Siria dimenticata dall’Occidente. “L’Ho chiamata Sahar, che significa Alba. Un nuovo inizio, un sole per tutti noi che in Siria abbiamo addosso solo l’odore delle bombe e il colore della polvere delle nostre case distrutte. Ci ho messo tanto a partorire Sahar, ero debole e non mangiavo da tanto, non avevo forza di spingerla fuori. Poi è nata. Occhioni neri, bella, buona, dolce. E affamata. Ma qui il latte in polvere non arriva, il regime non lo lascia passare, così come le medicine. Non piangeva mai Sahar, troppa fatica per quel corpo piccino, dormiva accanto a me che non ero più nemmeno madre perchè non sono riuscita a proteggerla e a farla diventare grande. Respirava a fatica e dopo un mese pesava 2 chili, solo 2 chili. Aveva la pelle sempre più grinzosa, come quella di un anziano, ed era tutta occhi ormai, povera figlia mia, e tanti capelli neri che non mi stancavo mai di accarezzare. Sahar, la mia luce, ha smesso di respirare. E’ morta di fame. Nel 2017, a due passi dalle cure e dal latte a cui ogni bambino averebbe diritto. Con le braccine aperte alla vita che invece non l’ha abbracciata“.

Il fotografo Almohibany ha voluto spiegare il perché di quello scatto: “Ero in ospedale per raccontare quello che vedo e che vivono migliaia di civili siriani. Qui dove le organizzazioni umanitarie non hanno accesso e le persone rischiano di morire di fame ogni giorno. Mi sono trovato in difficoltà, quasi in imbarazzo davanti al suo corpo così esile e magro”. Dopo nove ore la piccola avrebbe smesso di respirare per sempre.

Secondo l’Unicef negli ultimi tre mesi, nella regione dove è nata Sahar, oltre 1.114 bambini hanno patito la fame, mentre 1.600 sono in situazione “a rischio” e su oltre 9.700 bambini esaminati, oltre 80 soffrono di malnutrizione, 200 soffrono di malnutrizione moderata e su 4mila si rilevano carenze nutrizionali, è la nota dei medici della Syrian American Medical Society. Negli ultimi mesi i prezzi degli alimenti di prima necessità sono aumentati vertiginosamente. Per esempio un chilo di zucchero ora costa 15 dollari, mentre in qualsiasi supermercato italiano viene venduto a 1 euro. Le famiglie per sopravvivere hanno iniziato a cuocere persino piante e l’erba. Se non sarà presto avviata una risoluzione internazionale, anche da parte dell’ONU, potremo assistere a terribile catastrofe umanitaria.