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Paolo Bernini condannato a risarcire per 70 mila euro il suo ex collaboratore

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Che la moglie di Cesare debba essere al di sopra di ogni sospetto è un idiomatismo linguistico che potrebbe essere applicato anche ai rappresentanti del movimento cinque stelle, che hanno sposato la causa della questione morale, sponsa disdegnata da moltissimi politici. Per questo che sia un pentastellato a non mostrare un’anima perfettamente immacolata duole a chi al movimento si è avvicinato sull’onda dello sdegno (giustificato) nei confronti del malcostume e degli scandali di cui la ‘casta’ dà continuamente prova. E invita a nozze i detrattori del grillismo. Tra i comportamenti all’indice la cattiva abitudine di molti parlamentari di sottopagare o addirittura non pagare i propri collaboratori. Comportamento denunciato anche dalla trasmissione ‘Le iene’ e che è costata la faccia al sottosegretario Domenico Rossi. Purtroppo nella rosa dei deputati che hanno eluso questo obbligo si trova anche l’onorevole Paolo Bernini del Movimento 5 stelle.

In realtà la vicenda è più sfumata e complessa. Non è vero infatti che Bernini avrebbe lesinato lo stipendio al suo collaboratore Lorenzo Andraghetti, né che lo avrebbe sottopagato o usato uno degli escamotage di cui molti onorevoli si avvalgono per tenere le proprie tasche il budget (più di tremila euro) a questo destinato. Andraghetti infatti nell’ottobre del 2015 era stato licenzato. Licenziamento secondo l’ex portaborse, fondato su motivi politici, per cui aveva intrapreso una causa contro l’ex datore di lavoro. E il Tribunale civile, nella sentenza dell’aprile scorso, gli aveva dato ragione giudicando irrilevanti i motivi del licenziamento contestati dal resistente.

Bernini era stato quindi condannato a risarcire per 70 mila euro il suo ex collaboratore, ossia la somma degli stipendi fino a fine legislatura- Una sentenza storica per la categoria. Fin qui nulla da ridire. Tuttavia l’onorevole, che aveva – per legge – 10 giorni per pagare (o iniziare a pagare) il suo debito, non ha obbedito alla sentenza del Tribunale, e, dei due conti bancari di cui Andraghetti era a conoscenza, uno è stato chiuso e l’altro svuotato. Comportamento criticabile in quanto in assenza di sospensiva il condannato deve versare le somme stabilite salvo poi il diritto di ricorrere in appello- cosa che Bernini ha subito fatto -e il 2 novembre vi sarà la sentenza di secondo grado. Inutile precauzione inoltre, visto che, grazie a una legge del 1965, lo stipendio dei parlamentari è impignorabile (sono invece pignorabili alcuni rimborsi spese). Mentre ai comuni cittadini che contraggono un debito viene pignorato un quinto dello stipendio.

Sulla vicenda l’onorevole ha fatto pervenire al ‘Fatto quotidiano’ questa nota: “La vicenda della conclusione del rapporto lavorativo fra me e il mio ex collaboratore è in mano all’autorità giudiziaria che finora si è espressa solamente con una sentenza di primo grado, dunque non definitiva, in sede civile. Aspetto fiducioso il secondo grado di giudizio che certamente chiarirà la realtà dei fatti. Oltre tutto sottolineo che parte dei soldi che dovevo ricevere dalla Camera sono stati congelati proprio in vista della sentenza. Ho invece già denunciato per diffamazione chi si è reso protagonista di una violenta campagna diffamatoria”.