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Pd sconfitto in Sicilia, Renzi rilancia coalizione a sinistra e primarie

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Dopo la debacle in Sicilia è iniziata la resa dei conti nelle file del Partito Democratico. Ad aprire lo scontro istituzionale è Davide Faraone, sottosegretario alla Salute e a capo dei renziani in Sicilia: “Micari ha avuto il coraggio di candidarsi, quel coraggio che il presidente Grasso non ha avuto”. Il Presidente del Senato era stato designato dal Pd come possibile candidato alla presidenza della Regione Sicilia, proposta immediatamente rifiutata. In una nota Grasso rimanda le accuse al mittente: “Imputare, poi, il presidente del Senato il deludente risultato del Pd nell’Isola è quindi una patetica scusa utile solo ad impedire altre e più approfondite riflessioni”. A stemperare i toni ci pensa il segretario del Pd, che adesso rilancia la coalizione a sinistra, fino a ieri considerata una sconfitta. Dichiara di essere disposto a fare le primarie qualora gli alleati della coalizione glielo dovessero chiedere. Ma l’ex premier non ha alcuna intenzione di fare un passo di lato, anche se ha perso l’appoggio dei padri nobili come Valter Veltroni e Romano Prodi, che lo vedono come un elemento divisivo. Si fa sempre più forte il nome di Paolo Gentiloni come candidato premier del centrosinistra unito. Renzi ribadisce il suo ruolo: “Il leader sono io, devono essere gli italiani e non dei dirigenti di partito a decretare conclusa la mia stagione politica”.