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Pietro Grasso lascia il Pd, la sinistra unita ritrova il leader mai avuto

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La seconda carica dello Stato scarica il Partito Democratico con la seguente motivazione: “Il fatto che il presidente del Senato veda passare una legge elettorale redatta in altra Camera senza poter discutere, senza poter cambiare nemmeno una virgola è stata una sorta di violenza che ho voluto rappresentare. Ho ritenuto di lasciare il Pd perché non mi riconosco più né nel merito né nel metodo”. Pietro Grasso potrebbe diventare il leader della sinistra unita, ma lui si smarca: “Io candidato Mdp? Per ora non ci penso”. Ma il vero federatore potrebbe essere proprio lui. Del resto, Giuliano Pisapia, dopo mesi e mesi di esposizione mediatica, vale solo lo 0,9% e non è stato capace di costruire una sinistra alternativa al Pd. Aveva promesso che non sarebbe stato “né stampella del Pd né cartello elettorale di sinistra”. Di sicuro ha allontanato la sinistra radicale sfidando a più riprese D’Alema e Speranza con i suoi passi di lato.

Campo Progressista oramai non ha altro che la coalizione con il Pd di Renzi, non ci sono e non ci sono mai state le premesse per costruire un gruppo a sinistra capace di rappresentare l’alternativa al renzismo. Del resto Pisapia è l’uomo del sì al referendum di dicembre. Sarà una partita difficile anche per i Verdi che sostengono l’ex sindaco di Milano, ma nel contempo criticano quotidianamente Renzi per le sue politiche anti-ambientaliste. Non si può essere contemporaneamente alleati in coalizione e nemici. L’elettore di sinistra difficilmente accetterebbe una compagine che va da Renzi, ad Alfano, fino a Scelta Civica. Mdp lo sa e per questo tenta di sottrarsi a un’alleanza letale con il Pd.

La sinistra unita può valere da sola dal 5 fino al 6%. D’Alema lo aveva intuito già da settembre e per questo aveva iniziato a corteggiare in maniera discreta il presidente Grasso: “Se lui fosse disponibile, altro che piano b, sarebbe il piano a. Perché è chiaro che, a questo punto, la questione è: anche se Pisapia ci sta, e alla fine ci starà, che ce ne facciamo? È già un cavallo azzoppato”. Dello stesso parere anche i bersaniani che lo vorrebbero leader, e non nascondono, che era nell’aria la frattura con Pisapia.