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L’articolo 9 della Costituzione italiana

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Una parte dell’attuale politica italiana, quella del Centro-destra, vuole cambiare la Costituzione, magari a proprio piacimento. Tuttavia, prima di fare delle correzioni, se poi ve ne fosse bisogno (e qui si potrebbe fare una discussione sull’abbassamento dei Parlamentari e molto poco altro), occorre innanzitutto conoscere e soprattutto attuare la nostra Costituzione. Ad esempio, occorre attuare, con sempre più urgenza, l’articolo 9, che riporto integralmente: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.” Dopo aver letto le poche parole dei due commi di tale articolo costituzionale, è possibile già capire tutto, o quanto mento tante cose. Tuttavia, a volte, come ora, è preferibile riportare chiaramente quanto rimarrebbe sottinteso da quanto già detto. In definitiva, in Italia è sempre mancata od è stata molto carente una politica che sviluppasse al meglio e maggiormente sia la cultura che ogni tipo di ricerca, mentre alla maggioranza della popolazione italiana manca la cultura per la cultura, con questi ultimi che si esaltano per i propri viaggi all’estero, per poi ignorare, completamente o quasi, quanto vi è presente nel proprio Stato, a partire dal luogo di residenza. Per non parlare della ricerca scientifica e tecnica, la quale ha avuto il suo apogeo negativo con l’attuale proposta di riforma universitaria voluta dall’attuale Ministro Gelmini e che merita, senza dubbio, una nota a parte.

Certo è che gli organi di divulgazione devono fare la loro parte: seppure vi siano diverse testate giornalistiche specifiche e specializzate, rimane il fatto che i giornali più letti, in special modo i quotidiani, non dedicano che poche pagine alla cultura ed alle attività di ricerca; anche la televisione, infine, dedica pochi spazi alla cultura, per di più, spesso, in orari non sempre accessibili alla massa, mentre i canali interamente dedicati ai documentari di vario genere sono fra quelli a pagamento, quindi non accessibili a chiunque. Ed abbiamo visto ultimamente, a titolo di esempio, quanta voglia di conoscere può esserci negli Italiani, attraverso le puntate di “Vieni via con me” di Fabio Fazio e Roberto Saviano.

Sta di fatto che la politica può e deve fare la sua parte, sia a livello nazionale che localmente e la città di Ravenna non può e non deve essere una eccezione, in Italia, nell’essere quanto meno candidata a diventare Capitale europea della cultura.

Anni or sono, sotto uno dei Governi Prodi, l’allora Ministro Rutelli, attualmente a capo del Partito Alleanza per l’Italia, creò un sito internet per tutti quegli Italiani che, dopo essere tornati da una vacanza all’estero, inserivano quanto visitato e le proprie impressioni. Se tale attuazione rutelliana può essere stata utile per capire l’organizzazione turistica al di fuori del nostro Paese, tale decisione ha comunque un errore, grave, di valutazione: non aver capito che i luoghi di attrazione turistica in Italia sono poco o nulla valorizzati e che gli Italiani preferiscono recarsi all’estero perché poco o nulla conoscono del proprio Paese dopo aver visitato i pochi siti conosciuti, quali il Colosseo e San Pietro a Roma, piazza San Marco a Venezia, il duomo di Milano, la torre di Pisa, gli Uffizi a Firenze e poco altro, come Pompei. i templi ad Agrigento, i trulli pugliesi. Eppure, già da qualche anno, uso internet anche per presentare luoghi sconosciuti o semi-sconosciuti ed ho ormai perso il conto delle volte che ho ricevuto, fra le risposte, “non sapevo che nella mia città/nelle mie vicinanze ci fosse tale luogo/tale leggenda/…”. Eppure, come già accennato, gli Italiani hanno ed avrebbero la voglia di saperne di più, riguardo la propria Nazione: probabilmente ci deve essere qualcuno che dia l’inizio e questo qualcuno non può essere che la politica.

Nel fatto specifico, le Pro Loco forse non bastano, da sole, ad effettuare quanto occorre: queste, presenti localmente, devono rimanere in contatto continuo con un organo specifico a livello regionale e quest’ultimo, a sua volta, con il Ministero della Cultura, il quale avrebbe poi il compito di informare (tramite internet e con quant’altro) su musei, mostre, manifestazioni varie e così via. Altro compito a livello nazionale è quello di sovvenzionare i luoghi di interesse, tramite le Sovrintendenza, con queste ultime che, attualmente, non hanno la quantità di denaro che basta per reggere tutte le spese: a monte, il Governo ha il compito di tagliare quelle spese veramente superflue, con il contemporaneo aumento di quelle attività che possono anche avere un ritorno economico, fra cui vi è certaente la cultura. Forse non tutti sanno che vi sono dei luoghi di attrazione turistica che possono rimanere aperti non grazie allo Stato, bensì alla voglia ed al tempo di volontari, i quali, essendo tali, non hanno uno stipendio. Se inizialmente ci si potrebbe rivolgere a quei gruppi di volontari presenti in diverse città italiane, rimane il fatto che si dovrebbe arrivare al punto di avere, a livello locale, persone con regolare stipendio ed assunte, a seconda dei casi, dal Comune, dalle varie Fondazioni proprietarie di Musei, dal Ministero della Cultura e dalla Regione, con questi ultimi che si occupino specificatamente di quanto si sta parlando in questa nota. Non solo l’Italia avrebbe meno disoccupati, ma si incentiverebbe il turismo, sia nostrano che estero.

Se non si fa qualcosa e subito, preferibilmente con altri “attori” al Governo nazionale, avremmo Pompei e non solo rasa al suolo per l’incuria, in primis dalla politica, avremmo sempre più i nostri cervelloni che espatriano perché la ricerca all’estero è molto meglio pagata che in Italia, si continuerà a dire “non sapevo che…” come ho già scritto in precedenza… Con Sandro Bondi, attuale Ministro della Cultura, che dice, riguardo Pompei, “non allarmiamoci”, come se fosse normale che un edificio di 2000 anni rimasto in piedi dopo attività vulcaniche e terremoti cada poi su se stesso per l’incuria dei contemporanei. Oppure si raggiunge il caso limite, la situazione tragicomica: ad esempio, a Spinazzola, in provincia di Barletta, vi è la discarica di Grottelline, discarica che sorge sui resti di un insediamento neolitico e vincolato dalla Sovrintendenza. Oppure, ancora, quando si trovano nuove rovine archeologiche, si è poi costretti a risotterrare tutto per la mancanza di fondi, come a Ravenna, di fianco al Mausoleo di Teodorico.

Ed a peggiorare la situazione c’è Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia, il quale, per tenere i conti pubblici a posto, ha dichiarato: “Di cultura non si mangia”. Mi chiedo se Tremonti ci capisca veramente qualcosa, di economia. Proviamo a chiedere agli insegnanti, se si mangia con la cultura: essi sono pagati dal Governo, quindi attualmente anche da Tremonti, per insegnare la cultura. Proviamo a chiedere agli studenti, se si mangia con la cultura, le cui famiglie mantengono gli studi dei figli anche attraverso le tasse scolastiche, entrata di certo ben gradita all’attuale Tremonti per cercare di tenere i conti dello Stato a posto. Proviamo a chiedere agli scrittori, agli editori, alle librerie ed ai lettori, se si mangia con la cultura: in un modo e nell’altro, tutti le quattro categorie hanno a che fare con i libri e Tremonti dovrebbe tenerseli buoni tutti, poiché anche nei libri esiste l’IVA, imposta di certo gradita all’attuale Tremonti per tenere i conti dello Stato a posto. Proviamo poi a chiedere a chi lavora in Musei e/o Mostre, se si campa con la cultura. Andiamo poi a chiedere… La frase di Tremonti è vera solo in parte: chi, in Italia, non mangia con la cultura sono quei ricercatori italiani che, a quel punto, preferiscono andare a lavorare all’estero, perché da noi, quando va bene, prendono 1.000 euro al mese.

A proposito dei cervelloni italiani che emigrano all’estero per lavorare, voglio far notare una ultima cosa: si vada sulla parte “Scienza e Medicina” del sito internet dell’Ansa per più volte nel corso del tempo e si conti quante notizie escono che riguardano scoperte o semplici ipotesi fatte da Italiani che lavorano in Laboratori non Italiani.