Home Cinema David di Donatello 2017. La gioiosa follia della Tedeschi.

David di Donatello 2017. La gioiosa follia della Tedeschi.

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Che sia necessario accendere i riflettori sulla bellezza del cinema italiano siamo d’accordo, soprattutto quando si parla di diffondere pellicole di qualità presso il grande pubblico, troppo disabituato ad apprezzare l’arte vera e troppo distratto dall’invasione di effetti speciali e frastuoni che occupano la quasi totalità delle stanze dei Multisala. Sulla scelta di spettacolarizzare le premiazioni annuali costruendo passerelle simili a quelle degli Oscar Usa non abbiamo niente da dire, soprattutto perché sembra questo il “modus” più gradito al pubblico. Quello invece che vorremmo non percepire più in maniera troppo accentuata è quel “mood” autoreferenziale e salottiero dei registi e degli attori italiani che dovrebbero forse tornare ad attrarre quella parte di paese che ha bisogno di un sentire un tono più “sociale” che la aiuti a risolvere i non pochi problemi che la attanagliano. E’ vero, abbiamo questo vizio, quello di pensare che chi ha più cultura debba aiutare chi resta indietro e non debba tenersela per sé beandosi della propria “bellezza”. Questo non significa che non apprezziamo questo made in Italy, anzi, ma vorremmo il loro mondo più vicino a noi, un pò come fa Ken Loach che del suo stare in trincea contro i disastri del liberismo in Inghilterra ne ha fatto una missione cercando di non perdere mai il contatto fisico con il “popolo”. Per questo andiamo controcorrente e rischiamo metaforicamente persino la squalifica, come nel calcio, se diciamo che a noi la nevrotica recita sul palco da parte della brava Valeria Bruni Tedeschi, migliore attrice protagonista e vincitrice del Donatello 2017 nella “Pazza Gioia” di Virzì, non è piaciuta.  Sappiamo benissimo di essere in minoranza ma siamo convinti che alcuni temi importanti e corposi meritino registri diversi e non siamo proprio riusciti a commuoverci né a sorridere. La legge Basaglia e i suoi effetti rivoluzionari nella società italiana è materia da maneggiare con cura. Avremmo gradito una maggior compostezza. Peccato!