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La disparità di genere nel mondo della ricerca, le donne guadagnano il 10% in meno dei colleghi uomini

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In un libro appena edito “100 donne contro gli stereotipi per la scienza”, l’altra metà della ricerca racconta le difficoltà, la passione, la determinazione nel farsi strada in un ambito da sempre considerato appannaggio degli uomini.
Nonostante gli enormi passi avanti, il rapporto tra le donne e la scienza si rivela ancora difficile, per il permanere di pregiudizi discriminanti in un campo da sempre coniugato al maschile.
I numeri parlano chiaro.
Negli Stati Uniti, nonostante uomini e donne vincano approssimativamente lo stesso numero di dottorati (il che presuppone che abbiano la stessa preparazione accademica), il79% dei professori universitari di scienze sono uomini. Inoltre, in questo campo, le donne guadagnano appena l’82% dei colleghi.
In Europa, tranne Paesi come la Svezia, la Finlandia e la Norvegia, i posti ai vertici dell’attività scientifica sono saldamente occupati dagli uomini.
In Italia le donne guadagnano in media il 10% in meno dei colleghi, i professori ordinari di sesso femminile sono in numero sensibilmente minore rispetto a quelli di sesso maschile (nelle facoltà di ingegneria le donne che ricoprono questo ruolo sono appena l’8,4% del totale, dati 2009).
Eppure che l’altra metà del cielo sia da sempre impegnata nel campo della ricerca- e da sempre ostacolate dal loro esser donne-, lo dimostra la presenza di scienziate anche nel mondo antico: Teano di Crotone, matematica allieva di Pitagora, che insegnò nella scuola da lui fondata, Ipazia di Alessandria (IV d. C.), astronoma e matematica, straziata da una folla di fanatici cristiani sobillati dal patriarca Cirillo, Ildegarda di Bingen (XII SEC d.C), autrice di trattati di cosmologia. Altre storie parlano di donne silenziose, del cui lavoro non si sa nulla, nascoste da nomi maschili che spesso ne hanno sfruttato i risultati. Come Sophie Germain (1776-1831), una delle figure più importanti della matematica moderna.Ostacolata dalla famiglia, collaborò per via epistolare con Lagrange, Legendre e Gauss. Lise Meitner (1878 – 1968), che fornì la prima interpretazione esatta della fissione nucleare. Ma il Nobel fu assegnato a Otto Hahn con il quale aveva lavorato.
Jocelyn Bell-Burnell (1943) che scoprì le stelle pulsar, ma si vide strappare il nobel dal relatore della sua tesi, il professor Anthony Ewish. E, ancora, Rosalind Franklin (1920-1958) che fornì le prove sperimentali della struttura del DNA per cui ottennero il Nobel i suoi colleghi Wilkins, Watson e Crick. Essi realizzarono il modello a doppia elica grazie alle fotografie della diffrazione ai raggi X del DNA scattate dalla Franklin, che Wilkins aveva sottratto dal laboratorio della scienziata (come rivelato anni dopo). 

Si pensi che solo 16 Premi Nobel in materie scientifiche (Fisica, Chimica, Medicina) sono stati assegnati a donne sugli oltre 500 totali nonostante una ricca documentazione sui risultati delle ricerche di straordinarie scienziate.
Che le donne siano considerate meno autorevoli dei loro colleghi lo dicono anche numerose ricerche sull’informazione: le donne sui mass media sono raramente interpellate in qualità di esperte. Radio, stampa e TV italiane danno molta più visibilità agli uomini  (79% vs il 21%). In particolare, tra gli esperti le fonti femminili sono soltanto il 18%: a spiegare, confermare, interpretare, sono sempre gli uomini (risultati del Global Media Monitoring Project 2015, progetto di ricerca sulla visibilità delle donne nei mezzi d’informazione).
Un danno incalcolabile da parte dei mass media all’immagine e alla percezione complessiva della donna, che, ignorata come opinion leader ed esperta in ambito scientifico, non viene riconosciuta nei suoi numerosi contributi in tutti i diversi ambiti della società, dalla politica alla scienza. INsomma la donna velina, madre, casalinga la vince sulla donna scienziata, politica, ricercatrice: un’immagine univoca, dannosa e decisamente obsoleta.
Per questo l’Osservatorio di Pavia e l’associazione GiULiA, in collaborazione con Fondazione Bracco e con il sostegno della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, lo scorso novembre al Festival della Scienza di Genova hanno lanciato #100esperte, una piattaforma online che raccoglie 100 nomi e CV di esperte nell’ambito delle STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), un settore storicamente sottorappresentato dalle donne e al contempo strategico per il nostro Paese. Un sito che si propone anzitutto come strumento di ricerca di fonti femminili competenti per giornaliste e giornalisti, ma anche come risorsa di voci prestigiose e autorevoli che possono contribuire al dibattito pubblico, dentro e fuori i media.

A completamento della banca dati, è stato realizzato “100 donne contro gli stereotipi per la scienza” (edito da Egea), a cura di Giovanna Pezzuoli e Luisella Seveso.

Il volume vuole dare la parola alle 100 scienziate, matematiche e informatiche, astrofisiche e chimiche, neuropsichiatre e biologhe che raccontano in prima persona la loro vita, le loro emozioni, la loro determinazione nell’arrivare a traguardi di grande prestigio. Il volume racconta inoltre dell’impegno delle istituzioni pubbliche e private per combattere le persistenti disuguaglianze uomo-donna (Beatrice Covassi, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea; Diana Bracco, Fondazione Bracco). Il testo propone alcuni contributi di approfondimento sul contesto donne&scienza a cura Monia Azzalini (Osservatorio di Pavia), Barbara Saracino (Observa Science in Society), Michela Matteoli (Istituto di Neuroscienze del CNR) e Telmo Pievani (Università degli studi di Padova).