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Totti, ultimo atto.

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Venticinque anni di Roma, sono un’eternità. Venticinque anni con una sola maglia è un affronto a qualsiasi calcolo di bilancio in questo nostro calcio dove l’amore per i propri colori non sembra più sovrano. In questa deriva che sentiamo dentro come una ferita,  ci è venuta voglia di  celebrare un’ eccezione a cui vorremmo aggrapparci per dare ancora un senso al sentimento che proviamo quando ci attacchiamo ai rimbalzi e alle traiettorie di una palla. Chi vi scrive è della Lazio e proprio ieri si è calato dentro quella che poteva sembrare una dimensione opposta ma che invece è la stessa.                              Siamo rivali durissimi in questa città che calcisticamente vive dentro un  modello binario. Non è passato molto tempo persino da una serie di vittorie biancocelesti. proprio ai danni di Francesco. Eppure Totti e il suo epilogo commuovono e ci hanno commosso perchè sono l’aria che abbiamo respirato insieme in questa città. Totti ed il suo saluto sono la pioggia, il traffico, i vigili urbani, gli scioperi e i cortei. Venticinque anni di Roma sono  poco meno di sessanta derby con lui contro. A prenderlo in giro, anche fischiandolo, da campione, da avversario, da romanista. E allora fidatevi, anche se il calcio non vi interessa, fidatevi di chi ve la vuole raccontare dalla Curva opposta questa leggenda, perché Francesco non è solo venticinque anni di gol, assist, pallonetti, rigori ed esultanze, è la storia di questa città ed il linguaggio comune col quale giochiamo quando andiamo a comprare il giornale o ci mancano 20 centesimi per il pane e glieli portiamo il giorno dopo. Ci viene voglia di difenderla questa storia, anche se non è nostra, ci mancherebbe. Ci viene voglia di difenderla perchè in questa città ci nutriamo della stessa passione. E a proposito di ieri, sapevamo già  tutto, sapevamo che sarebbe stato un saluto speciale, perchè non c’è romano a Roma che possa negare che Totti è qui, ovunque, in ogni taxi, in ogni tram o autobus, su qualsiasi tavolino di un qualsiasi bar, in ogni sportivo discorso. Totti è la dimensione antropologica collettiva nella quale i romani sono immersi. E l’ abbraccio della gente a Francesco ha mille altri significati oltre il pallone. Totti è il contatore degli anni che sono passati per tutti. Quegli anni che abbiamo trascorso insieme tra San Pietro e il Colosseo, Villa Borghese e Piazza di Spagna, Trastevere e Parioli, Ponte Milvio e Pigneto, Cinecittà e Boccea, Infernetto e Talenti. Totti è un numero infinito di giocate  regalate alla sua gente, in dialetto romano. Totti è una lunga lista di battute su cui abbiamo riso, è quante volte ha fatto arrabbiare i laziali e quante volte ha pianto lui stesso quando ha perso contro la Lazio. Totti è l’essenza di una dialettica, il dualismo di cui non abbiamo potuto fare a meno. E se ci siamo commossi è perchè non sembrava derby se non giocava Totti, non lo sembrava a noi che li abbiamo visti tutti.