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Rumuki, un app contro la diffusione di video hard privati in rete

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Un app contro la diffusione di video hard privati in rete. O c’è il consenso di entrambi o non si può rivedere il video.

Il 17% di chi pratica sexting, (condivisione nella coppia di video hard privati) ha ammesso di esser stato minacciato o di essere stato vittima del revenge porn, ossia la ‘pubblicazione’ per vendetta di immagini e video destinati a rimanere nella privacy. Il motivo? Per lo più rancore per una storia finita, ma anche cyber bullismo sadico o puro divertimento. Cosa sia la revenge porn ce lo ricorda il tragico caso di Tiziana Cantone, la ragazza che qualche mese fa si è tolta la vita dopo la diffusione, a sua insaputa, di video hot; ma la centrifuga virtuale che ha dilaniato la psiche di Tiziana, fino al suicidio, ha fatto a pezzi anche la vita di altre donne, colpevoli solo di aver consegnato la propria immagine all’uomo che in quel momento amavano o di cui comunque si fidavano: mogli che una volta separate hanno scoperto che attimi di intimità sono stati esposti sotto gli occhi di tutti, ragazzine inconsapevoli messe alla berlina dai propri coetanei se non dalle stesse sedicenti amiche, ma anche donne degradate a protagoniste di video caldi dai loro stessi amanti.
In Italia, a differenza di altri paesi, come Israele, Germania, Regno Unito, 34 stati degli Stati Uniti e Australia, non esiste una legge specifica sul revenge porn che tuteli le vittime. Rientra nella fattispecie del reato di diffamazione e di violazione della privacy, ma affidarsi al garante della privacy o ricorrere in giudizio richiede un periodo assai lungo.

Nel settembre del 2016 è stata presentata una proposta di legge per l’introduzione dell’articolo 612-ter del codice penale, concernente il reato di diffusione di immagini e video sessualmente espliciti. La proposta in questione prevede di punire con la reclusione da uno a tre anni per chiunque diffonde immagini private, e la pena è aumentata della metà se il fatto è connesso dal partner.

In attesa che l’Italia come sempre colmi il gap rispetto alle altre nazioni, una app tenta di risolvere il problema di un fenomeno che si configura come vera e propria molestia on line dalle conseguenze devastanti.u Si chiama Rumuki e accoppia i cellulari delle due persone che decidono di registrare un video. A questo viene assegnato una doppia chiave di sicurezza, una per ogni telefono.I video sono criptati e mai salvati sui server dell’app. Per poter vedere il video è necessario il consenso di entrambi gli utenti, se uno dei due lo nega l’altro non potrà visualizzarlo. Se poi uno degli utenti decide di disfarsi della chiave di sicurezza, automaticamente il video viene cancellato, senza lasciare traccia. In questo modo non è possibile che terze persone possano accedere al video e quindi diffonderlo sul web.