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Scandalo profili rubati da Cambridge Analytica, Facebook crolla in Borsa

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(ultime notizie) – Bufera per lo scandalo Cambridge Analytica che rischia di travolgere il fondatore di Facebook, che adesso è stato chiamato a testimoniare sia dai membri del Congresso americano che da esponenti del Parlamento britannico. Christopher Wylie voleva anticipare le tendenze della moda analizzando i social media, ma appena 23enne, si rese conto che quelle stesse logiche potevano essere applicate ad un terremo molto più redditizio, la politica. Lui è la gola profonda che ha rivelato al New York Times, al Guardian all’Observer i segreti di Cambridge Analytica, lui è tra quelli che hanno fatto intravedere a Steve Bannon il potenziale dei Big Data per orientare gusti e preferenze degli elettori. Lui è quello che ha paragonato Donald Trump ad un paio di brutte scarpe e poi diventate di moda. Tutti dicono “Dio che orrore”, ma improvvisamente non posso più farne a meno.

Tutto è iniziato nel 2014 quando Cambridge Analytica acquista illegalmente i dati raccolti dall’app ‘thisisyourdigitallife’ creata dall’accademico russo Aleksandr Kogan in cui grazie ad una serie di interviste fatte a una serie di utenti Facebook si era arrivati a raccogliere informazioni su 50 milioni di americani. Numeri che quasi si quadruplicano lavorando anche sui contatti degli amici degli intervistati. Da un semplice mi piace si possono capire paure e speranze. È proprio su questi due fattori ha giocato per anni Cambridge Analytica continuando a usare quei dati che nelle intenzioni iniziali dovevano essere forniti solo per il test comportamentale di Kogan. Da lì Cambridge Analytica ha iniziato ad inviare messaggi, notizie, pubblicità mirate sui social così da influenzare i risulti del referendum sulla Brexit nel Regno Unito e le elezioni di Donald Trump negli Stati Uniti, almeno stando alle accuse che adesso puntano il dito direttamente anche contro Mark Zuckerberg. Infatti pur essendo Facebook a conoscenza sin dal 2015 di questo utilizzo improprio fatto di dati dei suoi utenti ha aspettato fino a venerdì scorso per sospendere ogni contatto con e ogni attività della società di consulenza pagata dallo stesso Trump oltre 6 milioni di dollari per i suoi servizi durante la corsa elettorale per la Casa Bianca. Non a caso non sono solo le autorità britanniche, ma anche quelle statunitensi, che ora stanno indagando su Cambridge Analytica, mentre sia Londra che Washington hanno chiesto esplicitamente a Mark Zuckerberg di venire a testimoniare nelle diverse commissioni parlamentari per spiegare cosa realmente Facebook stia facendo e soprattutto cosa non ha affatto per garantire la tutela delle informazioni della sua comunità che ormai conta più di 2 miliardi di iscritti in tutto il mondo.

Sul tema è intervenuta oggi anche Vera Jourova, commissaria europea per la Giustizia, la Tutela dei consumatori e l’Uguaglianza di genere che ha commentato con molta preoccupazione l’accaduto: “Orripilante, se confermato. Non vogliamo questo in Europa”. Reazioni anche dal mondo della politica italiana, poichè la società è stata consulente di un partito politico del nostro paese. Michele Anzaldi del Partito Democratico ha chiesto un intervento del ministro dell’Interno, Marco Minniti, e del ministro degli Esteri, Angelino Alfano, “per appurare il rapporto tra la società inglese e un partito italiano, se non sia opportuno consegnare tutte le carte alla magistratura”. Gli fa eco la parlamentare e responsabile Comunicazione di Forza Italia, Deborah Bergamini, che chiede controlli: “L’utilizzo di dati personali e psico-attitudinali a fini politici, in violazione della privacy di milioni di persone, è un tema su cui una democrazia matura ha il dovere di interrogarsi”. Intanto la società di Zuckerberg ha registrato nella giornata un tonfo a Wall Street ed arrivata a perdere oltre il 7,5% in una seduta complessivamente negativa per la Borsa americana.