Home Editoriali Come “L’Attacco dei Giganti” ci spiega la guerra

Come “L’Attacco dei Giganti” ci spiega la guerra

163
CONDIVIDI notizia
L'attacco dei giganti
L'attacco dei giganti

Da un po’ di tempo avevo intenzione di scrivere qualcosa riguardo la fase geopolitica attuale, impestata dalla guerra e dalla propaganda. Tuttavia, non vorrei soffermarmi su narrazioni belligeranti bensì fornire uno spunto di riflessione in modo un po’ meno convenzionale rispetto allo standard, dunque vorrei porre l’attenzione su un manga/anime che ha spopolato nel mondo, sicuramente ne avrete sentito parlare, è “L’Attacco dei Giganti”. La mia riflessione al riguardo evidenzia come talvolta, narrative alternative alla cronaca (in questo caso un fumetto divenuto anche cartone animato), riescano ad avere un’efficacia maggiore, e a fornire una chiave di lettura alternativa su temi d’importanza globale come la guerra.

Il lavoro che l’autore, Hajime Isayama compie, non è solo quello di fornire i diversi punti di vista che i protagonisti assumono nel conflitto, ma anche il porre in risalto, il valore sociale che sentimenti e azioni, spesso discutibili moralmente, acquistano nelle dinamiche sociali all’interno delle diverse fazioni tra loro ostili, facendo emergere l’insensatezza della guerra e i meccanismi di potere del tutto avulsi al popolo. La storia narrata, percorre le vicissitudini del conflitto tra Elviani (dell’impero di Elvia) e i Marleani (impero di Marley), conflitto che ha radici profonde.

Migliaia di anni prima infatti, i due imperi si erano fronteggiati. La famiglia reale di Elvia, che per anni aveva dominato il mondo intero grazie al potere dei 9 giganti, a causa di innumerevoli divergenze, nonché molteplici scontri interni (avvallati da un personaggio che sarebbe poi divenuto un eroe di Marley) perse parte del suo potere. Questo causò gravi perdite e indebolì il regno, tanto che, il Re di Eldia e i suoi sudditi furono costretti di fatto a ritirarsi sull’isola di Paradise e con il potere del gigante fondatore riuscì sia a cancellare la memoria a tutti gli Eldiani e ad erigere delle mura che nascondevano dei giganti colossali da utilizzare come deterrente nel caso in cui qualcuno avesse minacciato la sopravvivenza del suo popolo.

Il Re di Eldia, di fatto, decise di optare per la reclusione del proprio popolo facendogli credere che il mondo fosse ristretto alla propria isola finché una serie di eventi portò gli abitanti a scoprire la verità, non erano gli unici umani sulla terra ma estivano anche altri popoli. Tuttavia, l’impero di Marley dopo l’esilio degli Eldiani ha continuato a fare guerra ad altri popoli, dominando in lungo e in largo quasi tutto il continente, continuando a coltivare delle strategie per sterminare totalmente gli Eldiani perché considerati il male della società. La storia prosegue con l’intento da parte degli Eldiani di cercare un punto d’incontro con i rivali Marleani, ma il tentativo non ha nemmeno inizio poichè si evince fin da subito il carattere totalmente ostile da parte di Marley nel contrattare con “i demoni”, che da anni avevano dominato con il terrore dei giganti tutto il continente. Difatti, dopo un blando tentativo di virare verso la pace i due popoli ritornano allo scontro, per gli Eldiani motivato dal proprio principio di libertà da tempo negata dietro le mura verso il mondo ma sopratutto di sopravvivenza, per i Marleani che da anni in guerra per la propria espansione si vorrebbero auto-dichiarare protettori del mondo eliminando per sempre la “minaccia” di Eldia. Tuttavia, si evince che all’interno della storia che la popolazione è totalmente inerme di fronte alla propaganda, ed in molti appoggiano le decisioni politiche e militari che determinano il loro destino, affidandosi alla fiducia delle classi dirigenti. Da una parte i Marleani secondo un profilo storico legato alla memoria e all’odio alimentato di continuo, dall’altra gli Eldiani per un desiderio di evasione per troppo tempo represso ma sopratutto nascosto.

Lo sviluppo della storia prende delle pieghe interessanti secondo le introspettive dei personaggi, i quali avendo sia storie che punti di vista diversi condividono tutti lo stesso senso di colpa nei confronti delle azioni omicide da loro intraprese, ne cercando giustificazione per “la causa” accorgendosi di volta in volta quanto sia doloroso e costoso emotivamente. Se all’inizio viene intrapresa una qualsiasi azione perché ci si convince che sia giusta a prescindere dal danno e in un successivo momento tutti i personaggi coinvolti fanno i conti con la propria coscienza domandandosi “Perchè?” allora l’analisi che ne viene fuori è come il ripudio di certe azioni sia una sensazione viva e presente. Si nota anche che all’interno delle fazioni ci siano sia moderati i quali eviterebbero di affrontare il nemico se non fosse necessario e sia i fanatici pronti a tutto pur di restituire “gloria e prestigio” alla propria nazione, parole del tutto fomentate dall’odio e dall’arroganza di una motivazione di scontro che li spinge ad agire fino all’ultimo in quel modo. In questo caso è evidente come quando ci siano al comando delle persone fomentate da un sentimento di odio e vendetta ci sia da fare i conti con l’impulsività e la mancanza di lucidità per quanto riguarda i costi sociali delle conseguenze guerrafondaie.

Nel corso della storia inoltre è possibile identificare come da una parte le menzogne di un impero, una volta smascherate, facciano crollare rapidamente la piramide sociale mentre dall’altro lato è possibile evidenziare come la continua propaganda di odio diventi la più grande fonte d’insicurezza al momento dello scontro con la realtà dei fatti. La narrazione acquista un senso nel paradosso più assoluto della guerra poiché se da una parte si vuole porre fine alla guerra per evitare futuri spargimenti di sangue dall’altro di devono uccidere migliaia di persone affinché questa guerra possa terminare. L’osservatore inoltre si vede totalmente coinvolto, incredulo e per nulla indifferente, ci si rende conto che non c’è una vera parte che ha torto o ragione. Se all’inizio della trama ci troviamo a simpatizzare per i protagonisti di Paradise per numerose ragioni, nella seconda parte della trama ci ritroviamo a sensibilizzarci anche per le questioni di Marley soprattutto nei punti di vista che fanno capo agli Eldiani presenti a Marley i quali vivono in ghetti e fanno di tutto per non essere visti come “demoni” dai Marleani e per così ambire ad una carica di “cittadini onorari” anche se questo equivale a sacrificarsi per la causa del paese. Per quanto non si vogliano giustificare determinati punti di vista si creano divergenze inutili quanto incolmabili, giungendo a delle conclusione drastiche e per nulla accettabili a livello umano, quello è riuscito a raccontare Isayama è la cruda verità della guerra, per certi versi assurda, ma per quanto assurda si avvicina in modo impressionante alla realtà.