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Il linguaggio può distorcere il pensiero?

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Tamponi fai da te e mascherine chirurgiche
Tamponi fai da te e mascherine chirurgiche

Si definisce abitudine la tendenza alla continuazione o ripetizione di un determinato comportamento, collegabile a fattori naturali e riconducibile al concetto di consuetudine o di assuefazione che entra a far parte della nostra quotidianità. Uno dei suoi opposti è la follia, cioè il ripetere continuamente la stessa azione aspettandosi un risultato diverso. La cosa strana è come molte abitudini quotidiane vengono però ripetute con la speranza che il risultato cambi, non ci aspettiamo un risultato diverso, semplicemente si spera sia così, con la consapevolezza che quasi sicuramente il risultato finale resterà invariato, non è quindi follia, ma cos’è allora….

2 anni, sono 24 mesi, sono 730 giorni, questo il tempo trascorso nel quale abbiamo compiuto azioni e ripetuto parole prima a noi estranee, conseguenze di un effetto, un virus, il Covid, che ha gettato il mondo nel panico di una pandemia. Gesti ed espressioni con le quali un tempo non avevamo alcuna dimestichezza sono oggi più familiari che mai.

Tampone, mascherina, quarantena, distanziamento, parole che si sono insinuate nel nostro lessico, protagoniste delle nostre conversazioni, le diciamo così spesso ormai. È come trovarsi all’interno di un romanzo di Orwell. Se il pensiero distorce il linguaggio, anche il linguaggio è in grado di distorcere il pensiero. Orwell sosteneva che chi aveva il controllo della lingua, potesse manipolare la storia.


Raccontiamo menzogne alle quali scegliamo di credere.

Possibile che tutto quello che nel corso del tempo è stato immaginato e scritto si realizzi poco alla volta? Forse questo pensiero crea ansia e disagio, ma non per quello che stiamo vivendo, ma per ciò che non siamo capaci di prevedere e gestire.

Per non parlare di ciò che non riusciamo ad imparare dalla storia, come un eterno ritorno, come se ogni cosa che accade sia già accaduta infinite volte, si ripete eternamente un certo corso e rimane sempre sé stesso. Ostinatamente lo ignoriamo convinti che ciò che è stato non sarà mai più, forse fa paura la leggerezza e l’ottusità che ci caratterizzano, insite dentro ognuno di noi, sappiamo che ci sono ma le nascondiamo così bene che ce ne scordiamo, semplicemente le trascuriamo e nella collettività si espandono e diventano sistemiche, entrano a far parte di quella quotidianità, delle nostre abitudini, una nostra follia.

Di conseguenza diviene follia accetta e condivisa, multiforme, una follia collettiva.
Prendiamo per buone regole e dogmi, non ci domandiamo il perché di nulla, con la cieca speranza che tutto porti alla risoluzione del problema. La tendenza a lasciarsi trasportare nella stessa direzione per arrivare ad una risposta accettabile, un mimetismo di massa, volto allo scopo di trovare nel collettivo della folla un vantaggio individuale.

Forse non c’è risposta accettabile ed è questa la verità scomoda che tentiamo di nascondere con menzogne romantiche, frutto di una follia mascherata da abitudine.
Forse dopotutto la vita umana non è altro che un gioco della follia.