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Chiara Ferragni e la borsa di pelle di coccodrillo che indigna il web

Chiara Ferragni è stata inondata di critiche dopo aver postato una foto in cui mostra una borsa di pelle di coccodrillo tra le più costose al mondo.

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Sdegno, indignazione, critiche feroci ha suscitato la foto postata su Instagram da Chiara Ferragni, con al braccio la borsa Hermes Birkin in pelle di coccodrillo del Nilo dal costo esorbitante di 100 mila euro. Questi rettili sono animali rarissimi in via d’estinzione, infatti ne esistono pochi esemplari in natura, circa tra i 250.000 e 500.000, ecco perché il prezzo di queste borse è così elevato visto che per realizzare una sola Birkin è necessario ucciderne tre. Il modo in cui vengono massacrati per diventare borse è stato oggetto di svariate denunce da parte delle associazioni animaliste le quali hanno documentato, con immagini agghiaccianti, le torture subite durante il processo di scuoiamento, critiche che hanno indotto l’azienda Hermes a dichiarare che avrebbero usato metodi più umani per ucciderli, una ossimoro deprecabile che sa tanto di presa per i fondelli.

Chiara Ferragni, premiata recentemente insieme al marito Fedez con l’Ambrogino D’Oro dal sindaco meneghino Sala per meriti verso l’umanità, manco fosse madre Teresa, invocata, sempre col consorte rapper, dal signore dei DPCM, il presidente del Consiglio Conte in persona, s’è autocelebrata selfandosi con la borsa di Hermes confermando di fatto il totale disinteresse della sofferenza degli animali che l’influenzar da sempre considera oggetti di lusso da usare ed esibire a favore di social e chi sperava in suo ravvedimento rimarrà deluso. Diciamolo chiaramente: a Chiara Ferragni degli animali non glie ne frega assolutamente nulla tranne che della sua cana Matilde la quale evidentemente appartiene ad un’altra specie marziana di cui non siamo a conoscenza.

Un influencer seguita da 20 milioni di persone non dovrebbe avere una precisa responsabilità etica e morale e promuovere dei modelli di comportamento orientati al rispetto di ambiente ed animali o l’antropocentrismo, dove tutto diventa ad uso e consumo degli esseri umani, deve farla da padrona? Ma oltre a questo qual è il punto? Che qui sono saltati tutti gli schemi, non c’è più logica, questo non è capitalismo, non è profitto, è qualcosa di lunare e offensivo, uno schiaffo alla miseria, e al buon gusto, e alle condizioni di tanti, troppi, sempre di più, che tra pandemia e lockdown affondano, non arrivano a tirare la vita. Che senso ha un’operazione del genere, al limite della provocazione, un’ostentazione deprecabile della ricchezza in un momento da tregenda come l’attuale? Ce l’ha nell’ottica influencer che è quella dell’esibizionismo sfarzoso, anche cafonesco, comunque indifferente, autoreferenziale, con l’unica missione di spender soldi per fare soldi per fare soldi. Un investimento? La logica del mercato? Non scherziamo, il mercato non può essere sempre la formula magica. Ogni morte di papa ci vorrebbe anche un minimo di scrupolo etico, se non altro in chi assiste – e non veniteci a parlare, per favore, di moralismo: c’è un limite anche alla comprensione, alla tolleranza: se va bene sfoggiare la crudeltà con la borsa di rettile da centomila euro che ne frutta, presumibilmente, altrettanti, nel segno dello squisito narcisismo, allora mettiamo in cantina tutte le religioni, le filosofie, l’ermeneutica e pure la politica.