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Bomba atomica su Nagasaki: chissà perchè ricordiamo quasi solo Hiroshima?

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Bomba atomica su Nagasaki
Bomba atomica su Nagasaki

“Perché a Nagasaki ci sono state SOLO 40 mila morti IMMEDIATE, meno delle oltre centomila stimate per Hiroshima? La stessa Unesco ha dichiarato patrimonio universale il “ground zero” di Hiroshima. Nulla per Nagasaki, che allora non venne neanche avvertita con volantini dell’imminente lancio della bomba, come era stato fatto per altre aree a partire dal 7 agosto 1945.

Nagasaki era stata una seconda scelta, come l’equipaggio che sostituì all’ultimo anche l’aereo, il “Great Artiste”. La “fortezza volante”, il B29 “Bockscar” (dal nome del capitano pilota), cui fu affidata la missione, trovando un cielo troppo nuvoloso verso Kokura, che era l’obiettivo, attuò un piano B e scaricò “Fat Man” su Nagasaki. C’era stato un tentativo di informare in extremis la popolazione, con un messaggio inviato a un fisico nucleare giapponese che aveva studiato a Berkeley, messaggio che fu requisito dai militari giapponesi. Troppo tardi, in ogni caso.

L’esplosione avvenne a meno di 500 metri d’altezza. Bastò la fissione di un grammo sui poco più di 6 kg di plutonio 239 contenuti nella bomba. Per quella di Hiroshima era stato utilizzato uranio 235. La bomba esplose nella valle di Urakami e questo salvò, al contrario di Hiroshima, buona parte della città. Le morti dovute a radiazione nei mesi successivi portò a 80.000 la stima delle vittime.

Hiroshima e Nagasaki furono la prima e tragica esperienza di massa per valutare gli effetti sanitari e genetici della radioattività, raccolta poi nelle raccomandazioni emesse periodicamente dall’International Commission on Radio Protection (ICRP). Negli anni 80 il Livermore Laboratory (Usa) propose una revisione dovuta al fatto che la curva sperimentale dose/effetto era stata “falsata” dal livello troppo elevato di dose (quella associata alle emissioni radioattive delle bombe atomiche). Si accese ancor di più il dibattito su quelle che venivano chiamate “micro dosi” e sulle normative di recepimento. Fino al criterio di “non rilevanza radiologica” (meno di 10 microSievert/anno per individuo) che dovrà presiedere, nei prossimi anni, a tutta la fase dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e alla costituzione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi”. È la riflessione di Massimo Scalia su Facebook, professore di fisica matematica al Dipartimento di Matematica della Sapienza e già presidente della Federazione dei Verdi.