Home Cronaca Anziani. Cronache di morti annunciate: sequestrati negli ospedali per timore del Covid-19

Anziani. Cronache di morti annunciate: sequestrati negli ospedali per timore del Covid-19

Quanti anziani sono deceduti in questi mesi nelle rsa, abbandonati nei loro letti? In che percentuale sono morti per comorbidita’ a cui il virus ha dato il colpo di grazia o per solitudine, abbandono? È stato il Coviddi?

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la notizia

 Quando la paura uccide la pietà

Mio padre, 92 anni, si è rotto il femore e non me lo fanno vedere. È psichicamente fragile, temo che non resista. Qualcuno mi può aiutare?

Mia madre 80 anni ha una demenza severa. Se resta 60 giorni in lunga degenza per la riabilitazione, senza vederci, il suo decadimento cognitivo, sempre che sopravviva, la renderà ingestibile qui in casa. Cosa posso fare?
Due. Solo due. Due messaggi in bottiglia, due delle innumerevoli grida di aiuto che salgono dai social e parlano di qualcosa di terribile che si sta compiendo sotto i nostri occhi, un eccidio più pericoloso di quello perpetrato dal Covid, perché uccide la nostra umanità. Anche senza lockdown i nostri cari, vengono chiusi, confinati negli ospedali, nelle case di cura, nelle residenze a lunga decenza, lontano dagli occhi dei loro figli, nipoti, e allora… allora chi può dirlo? Cosa accade dietro le mura?

Quanti anziani sono deceduti in questi mesi nelle rsa, abbandonati nei loro letti? In che percentuale sono morti per comorbidita’ a cui il virus ha dato il colpo di grazia o per solitudine, abbandono?
È stato il Coviddi?

Sono sequestri di persona, niente di più e niente di meno. Rapimenti sotto l’egida di non precisate prescrizioni governative, sanitarie; e la trappola è sempre in agguato, certi fili spinati dalla struttura curativa a quella riabilitativa, che accoglie “gratis” (in effetti mungendo la sanità regionale), che fa leva sulla prostrazione dei parenti, sono lì, pronti a stritolare le loro vittime.
Chi scrive sa, per esperienza diretta, che una volta ricoverati vengono messi nei letti con le sbarre, catetere, e pannolone. E magari, se viene il decubito, marciscono nelle loro piaghe, a meno che un’anima buona venga a girarli. Io li ho visti. Li ho visti imbrattati, mezzi nudi, col vassoio del cibo che ammuffiva perché nessuno li imboccava; ho visto i loro sguardi persi annaspanti,che vagavano in cerca di volti noti, che chiamavano moglie, figli, che pure avrebbero visto di li’ a poco, figuriamoci sotto il lockdown…Ho furoreggiato contro caposale e infermieri che scrollavano le spalle, sono tanti, il personale è poco, si faccia i fatti suoi, ho minacciato di chiamare i carabinieri, perché volevano inserire il catetere a mia madre, che da anni soffriva di cistite recidivante ma era autonoma nella minzione. E mi sussurrava-zitta,stai zitta, qui rimango io poi.
Nella sua camera, sei letti, in 60 giorni se ne sono andati tre. Io li ho visti.
E ora, questa moria, e’ solo un caso, è l’età, è il covid?
Perché questa agonia nel deserto degli affetti, perché questa clausura quando i medici quotidianamente tornano nelle loro case, a contatto con familiari che nessuno garantisce negativi, e girano con la mascherina sotto il naso? Perché ce li strappano dalle braccia, seppelliti nei loro letti ancora vivi?
È una direttiva implicita, sottaciuta, il sistema è al collasso, si faccia fuori chi si può? E quali vittime migliori e loro malgrado collaboranti di pazienti sopra gli ottanta, anziani spesso con capacità cognitive declinanti, i “vecchioni”, come li chiamavano alla Baggina di Milano un tempo, per dire presenze improduttive, zavorre per il sistema sanitario e pensionistico, per un Welfare ormai agli sgoccioli? E si parla tanto di servizi, di rispetto, di non lasciare indietro nessuno, ma certe residenze-non tutte grazie al cielo- sono viatici per l’inferno e i vecchi si smorzano, come moccoli di candela; e così si colgono assieme il piccione del terrore e quello del taglio delle spesa.
In Sardegna, in età nuragica, i settantenni venivano offerti in sacrificio a Crono, il dio del tempo, e gettati da una rupe. Costoro morivano, con impresso nel volto un ghigno terribile, stigmate di una amarezza inenarrabile, a perenne accusa degli officianti, della loro crudele cecità:perché, se il tempo divora i suoi figli, quel salto nel baratro sarebbe toccato presto anche a loro. Il geronticidio, eseguito forse dai figli stessi, era il prezzo pagato alla sopravvivenza della comunità.
Ma durava un attimo.
Qui è uno stillicidio di sofferenza; la loro e (è) la nostra.