Home Cronaca Continua a farti i selfie Chiara Ferragni

Continua a farti i selfie Chiara Ferragni

Sostiene Chiara Ferragni, bocconiana interrupta, che dietro l'omicidio (infame, inaccettabile) del giovane Willy ad opera di quattro farabutti ci sta “il fascismo”; indi discetta di virtù, di buon cittadino, di istruzione da perfezionare, di palestre da vietare. Ma è davvero fascismo?

2187
CONDIVIDI

la notizia

Chiara Ferragni, la bocconiana. Ma non è vero, lei la Bocconi l’ha sfiorata prima di mollare per dedicarsi all’antica arte del vendere chimere. Ferragni è una influencer da 20 milioni di follower, cioè i fanatici che consumano ogni sua posa, ogni scatto e sospiro di lussuria e di lusso, ed è sposata a un rapper, anche lui più bravo ad apparire che a creare.
Sostiene Chiara, bocconiana interrupta, che dietro l’omicidio (infame, inaccettabile) del giovane Willy ad opera di quattro farabutti ci sta “il fascismo”; indi discetta di virtù, di buon cittadino, di istruzione da perfezionare, di palestre da vietare.
Chiara Ferragni ha un ufficio stampa molto efficiente, ma alle volte non altrettanto ferrato: definisci il fascismo, cara bocconiana. Definisci tolleranza, rispetto, non violenza e gli altri valori che su Twitter si masticano per sentito dire; qualcuno ha subito obiettato che l’antifascismo formato Instagram tira, è un brand che serve a promuovere se stessi, il che è incontestabile, ma qui andiamo oltre: fermo restando che è troppo facile risolvere in un’idea formato slogan l’ indecenza di quattro picchiatori omicidi; per non aggiungere che alcuni di loro sembrano, dai rispettivi social, palesare tutt’altre preferenze “politiche”.
Quello che brucia qui è lo strato orizzontale della cosiddetta analisi.

Chiara Ferragni nulla sa e nulla sospetta di ciò che rinchiude in una didascalia: ignora, da ignorante sul punto, le problematizzioni specifiche, il filo rosso e nero di una teorizzazione che da Georges Sorel, teorico della violenza, arriva al più criptico e insieme esplicito, il Toni Negri di “Rosso”.
Questo per limitarci all’arco temporale che attraversa il XX secolo, ma la questione è antica quanto l’uomo e la letteratura e la filosofia: Polemos padre di tutto le cose, il dio più inviso a Zeus, “tra gli dèi dell’Olimpo sei quello che più m’è odioso… e sempre ti sono care le guerra, la lotta, i massacri”.

Tutto questo è solo la pallida idea di un’idea per un tema gigantesco come quello atrofizzato da Ferragni. Sed non satiata, Ferragni, influencer dei due mondi, dovrebbe avere il buon gusto di contenersi. Chi indulge in una compassione per un ragazzo trucidato come fa, allo stesso tempo, a costruire la sua organizzatissima anche fortuna sulle fondamenta di animali, esseri senzienti, massacrati e trucidati? Babbucce e giacchetti di visone, capi griffati di tutte le pelli animali possibili, la faccia prestata a prodotti cosmetici di aziende che li testano su animali: dove sta la violenza, bocconiana express? La soluzione facile è chiudere le palestre, tranne, s’intende, quelle dov’ella si ricrea e si ricostruisce; facile come abolire il denaro, sterco del demonio, olio per le tangenti, il denaro che è la cosa che più preme all’universo influencer che sponsorizza bottigliette d’acqua piovana a 8 euro, un paio di infradito a 1500, una mascherina antiCovid (sic!) griffata a 2500.

Chiudere le palestre altrui, ma Ferragni ha mai osato infilare il nasino in una porcilaia? In uno di quegli allevamenti intensivi dove gli animali, esseri senzienti, vengono brutalizzati fino al momento di scannarli?
Quante violenze ci sono, preclarissima influencer? Quali quelle accettabili? No, non è la gelosia, non è l’approssimazione a disturbarci, in democrazia ciascuno può dire le puttanate che vuole; è la mancanza del minimo sindacale di lealtà intellettuale: non si può giocare con tutte le maglie, da tutte le parti del campo, non si può sempre predicare dritto e razzolare come ci conviene: questo può andare bene per i follower, i fanatici, i seguaci, che bevono, che aspirano ogni ectoplasma uscito dalla ferragnesca inventiva; noi apoti siamo più difficili da convincere, non abbiamo fatto la Bocconi ma qualcosa nel tempo ci è stato dato assimilare e le parole di latta, i valori di palta li fiutiamo subito. Come gli sguardi da cerbiatta mannara. Apoti, a proposito, vuol dire color che non se la bevono: e così sia.

Max Del Papa