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Trump impone nuovi dazi Usa su lavatrici e pannelli solari da Cina e Corea del Sud

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Nel giorno in cui inizia il Forum economico di Davos in Svizzera, Donald Trump annunci nuovi dazi per l’importazione di lavatrice e pannelli solari, un colpo soprattutto a Cina e Corea del sud che infatti protestano e potrebbe essere soltanto l’inizio di una serie di misure protezionistiche del presidente americano. The Donald and the dumping. Inizia così quasi fosse un telefilm che promette da subito nuovo intricati sviluppi il viaggio di Trump alla volta di Davos. La prima di una presidente americano al forum economico più esclusivo dopo più di vent’anni è accompagnato dall’annuncio di nuovi e pesanti dazi all’importazione di lavatrici e pannelli solari. Due prodotti che arrivano gli Stati Uniti soprattutto la Cina e Corea del sud a costi così bassi da portare il presidente ad applicare con forza lo slogan America first, che l’ho portato la casa bianca.

Prima le imprese a stelle strisce quindi stop al dumping, l’esportazione di merci a prezzi molto più bassi di quelli praticati dalle aziende locali e l’impressione che si tratti solo di un primo assaggio. Giustificato legalmente da una norma del 74 che consenta ad imprese americani di chiedere al governo di intervenire se dimostrano di subire danni significativi dagli aumenti dell’import. Legge usata di rado l’ultima volta nel 2002 nel settore siderurgico, ma alcune imprese il ricorso lo hanno fatto.

Lavatrici e pannelli solari provenienti dall’estero saranno quindi soggetti a dazi che possono arrivare rispettivamente al 50 e al 30%, destinati a diminuire nel corso dei sei anni successivi. Sono due mercati dove comandano Cina e Sud Corea che infatti hanno subito reagito parlando di violazione delle regole del WTO, l’organizzazione mondiale del commercio, a cui hanno chiesto subito sostegno. Per dare un’idea, giganti come Samsung e LG vendono negli States quasi 3 milioni di lavatrici all’anno, il giro d’affari vale circa 1 miliardo di dollari. E di contrarietà al WTO aveva parlato a dicembre anche l’Unione Europea a proposito della riforma fiscale di Trump accusandolo di fatto di concorrenza sleale. In attesa delle mosse del WTO, insomma la telenovela sembra avviata, già ci si aspettano altri provvedimenti di Washington in chiave protezionista forse nel settore dell’acciaio. Tutto questo a poche ore dall’esordio di Trump a Davos il cui titolo quest’anno è “creare un futuro condiviso”, cominciamo bene.