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La digital transformation nella sanità
La digital transformation nella sanità

Si è tenuta ieri la tavola rotonda dal titolo “Innovazione e Sanità: il ruolo dei dati”, organizzata dal think tank AWARE in partnership con la Savino Solution Holding. L’evento, svoltosi online, ha approfondito i contenuti del paper redatto dagli analisti di AWARE sul tema della digitalizzazione e dell’applicazione dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario, cercando di far luce sugli aspetti, sia tecnici che normativi, legati all’utilizzo della tecnologia e dei dati in questo specifico settore.

Sono intervenuti durante l’evento: la Sen. Paola Binetti (Forza Italia), l’On. Nicola Provenza (M5S), Massimo Annicchiarico, Direttore della Direzione Salute e integrazione Socio-Sanitaria della Regione Lazio, Marco Simoni, Presidente della Fondazione Human Technopole, e Nicola Savino, ingegnere informatico e CEO della Savino Solution Holding. Ha moderato il dibattito Laura Zanotti, giornalista per NetworkDigital360.

Sulla base dei risultati emersi dall’analisi condotta da AWARE dal titolo “Innovazione e Sanità: il ruolo dei dati”, si è discusso del legame sempre più stringente tra nuove tecnologie digitali e Sanità. In particolare, è stato posto l’accento sulla necessità di creare una cultura “dei dati” che possa permettere di cogliere tutte le potenzialità di questa risorsa e sfruttarla, in ambito sia pubblico che privato, per efficientare il sistema sanitario e i programmi di diagnostica.

Ha aperto il dibattito il Professor Simoni che, alla domanda su quali siano i vantaggi collegati alla digitalizzazione sanitaria in Italia, ha risposto con un paradosso: “Viviamo in un’epoca in cui i nostri dati personali, che condividiamo volontariamente con le tech companies, hanno un innegabile valore economico, in quanto tali e in forma aggregata […] Il paradosso riguarda dunque tanto noi cittadini, quanto lo Stato, che possediamo una risorsa economica di grande valore che non sfruttiamo opportunamente, lasciandone il vantaggio ad altri”. Le considerazioni del Prof. Simoni hanno inoltre evidenziato le problematiche legate all’organizzazione e alla gestione dei dati, ponendo l’attenzione sulla necessità di un’armonizzazione di dati sanitari tra regioni, piuttosto che una forzata centralizzazione.

Il Dottor Savino, ribadendo la centralità dell’utilizzo dei dati, ha messo in luce come lo sviluppo digitale possa essere una risorsa importante per il sistema italiano, che attualmente si trova in forte ritardo tecnologico rispetto alle altre nazioni europee. “Affinché questo avvenga – ha continuato Savino – il digitale in ambito sanitario dovrebbe snellirsi. L’approccio corretto è quello della condivisione di dati e skills tra pubblico e privato: il privato può insegnare la cultura del cambiamento. Abbiamo bisogno di risorse che pensino in digitale”. Il Dottor Savino ha poi chiuso l’intervento con un riferimento alla pandemia Covid-19, che inevitabilmente ha accelerato il processo di digital transformation della società e delle Pubbliche Amministrazioni, senza però condurre a risultati soddisfacenti.

L’On. Provenza, ricollegandosi alla centralità della digitalizzazione come driver per lo sviluppo del Paese, ha affermato come questo processo non possa essere assoluto, quanto piuttosto inserito in una struttura organizzativa efficiente. In tal senso, avere la disponibilità dei dati vuol dire essere capaci di poter orientare la programmazione in sanità: il flusso dei dati deve essere nazionale ma allo stesso tempo deve considerare elementi fondamentali come il rapporto medico-paziente, tipico di un’organizzazione territoriale della sanità.

La Regione Lazio ha fortemente puntato su un canale di accesso digitale per il suo piano vaccinale (più di un milione e mezzo di vaccinati e oltre mezzo milione di attualmente prenotati). Il 90% ha usufruito del servizio attraverso il portale regionale.” Con queste parole il Dottor Annicchiarico ha sostenuto l’attività della Regione Lazio nella campagna vaccinale. Sul tema della digitalizzazione della sanità, Annicchiarico si è detto convinto che l’opportunità di trasformare il digitale in effettivo valore aggiunto non sia un processo automatico, ribadendo l’importanza di indirizzare gli sforzi economici e politici al rafforzamento della conoscenza, intesa come combinazione di carattere tecnico e umanistico e valore propedeutico allo sviluppo sociale.

Sul rapporto tra società e scienza è intervenuta la Senatrice Binetti affermando che “Davanti alla scienza dobbiamo assumere una posizione critica consapevole della differenza che c’è tra fatti oggettivamente documentati e interpretazione degli stessi. L’esperienza COVD ci ha mostrato come a parità di numeri gli stessi scienziati hanno dato interpretazioni ben diverse sul piano del significato e quindi delle decisioni da assumere. Questo non significa diffidenza nei confronti della scienza prima è più capacità di ragionamento critico, integrando meglio competenze tecnico-scientifiche e competenze tipicamente derivate dal sapere umanistico. La scienza è scienza del come, la filosofia della scienza è scienza del perchè… poi c’è la politica con le sue decisioni e le sue responsabilità. Non tutto può essere demandato alla scienza o ad un Comitato Tecnico-scientifico; né tutto può essere in carico ai filosofi o ai politici. E’ giunto il momento di dare vita ad una cultura multidimensionale che ricucia antiche lacerazioni e divisioni artificiose, in vista del bene concreto di tutti ed ognuno.

Al termine del dibattito, è emersa la convinzione comune che la trasformazione digitale sia tanto dirompente quanto facilmente incontrollabile. Pertanto, risulta cruciale accompagnare questa transizione con ingenti investimenti sul capitale umano in grado di formare figure professionali pronte ad affrontare le sfide di una realtà in veloce sviluppo. Per non perdere le opportunità che abbiamo, è indispensabile che i vari soggetti in gioco si aprano al dialogo, condividendo dati ma soprattutto conoscenza, vero motore della nostra epoca, e di qualsiasi altra.