Disoccupazione, Inapp: 2 milioni di sussidi l’anno in Italia
12/06/2026
Quasi 2 milioni di lavoratrici e lavoratori accedono ogni anno in Italia alle principali misure di sostegno al reddito in caso di disoccupazione involontaria. La NASpI resta lo strumento più utilizzato, con circa 1,8 milioni di beneficiari, mentre oltre 550.000 persone ricevono l’indennità di disoccupazione agricola e circa 30.000 accedono alla misura destinata ai collaboratori e ai lavoratori parasubordinati.
Fino a 19 miliardi l’anno per sostenere chi perde il lavoro
I dati emergono dal report “Le misure di sostegno al reddito in caso di disoccupazione involontaria in Italia: attuazione e prime evidenze empiriche”, realizzato dai ricercatori dell’Inapp. Lo studio analizza l’evoluzione del sistema di protezione sociale tra il 2018 e il 2023, integrando dati amministrativi Inps e Comunicazioni Obbligatorie del Ministero del Lavoro.
Secondo il report, NASpI, disoccupazione agricola e misura per collaboratori mobilitano complessivamente fino a 19 miliardi di euro l’anno. La sola NASpI assorbe una spesa annua compresa tra 15 e 18 miliardi, finanziata per circa un terzo dai contributi delle imprese e per i restanti due terzi dalla fiscalità generale.
Il quadro conferma il peso centrale dei sussidi di disoccupazione nel sistema italiano di protezione sociale. Allo stesso tempo, l’analisi mostra una forte connessione tra sostegno al reddito, precarietà occupazionale, lavoro stagionale e difficoltà di reinserimento stabile nel mercato del lavoro.
NASpI e “porta girevole” tra lavoro e sussidio
Uno degli elementi più significativi riguarda il fenomeno della cosiddetta “porta girevole”. Per una parte rilevante dei percettori, il passaggio tra lavoro e NASpI non rappresenta un evento isolato, ma una condizione ricorrente. Il 21% dei beneficiari accede alla prestazione almeno due volte nell’arco di un biennio; la quota raddoppia se si osserva un triennio.
Il fenomeno riguarda soprattutto settori caratterizzati da rapporti di lavoro discontinui: scuola, turismo, stagionalità e lavori a termine nei comparti tradizionali. In questi ambiti, il sussidio non interviene solo in caso di perdita improvvisa del lavoro, ma diventa spesso parte di traiettorie occupazionali frammentate.
Lo studio osserva anche gli esiti dei beneficiari che hanno avviato il trattamento nel triennio 2019-2021, anni segnati dalla pandemia e dai suoi effetti sul mercato del lavoro. Il 43,4% è riuscito a reinserirsi in modo relativamente stabile, con un contratto superiore a sei mesi, mentre il 14,6% ha continuato ad alternare brevi periodi di lavoro subordinato e non lavoro.
Politiche attive e reinserimento, il nodo resta aperto
Un altro 5% dei beneficiari è transitato verso il lavoro autonomo o parasubordinato, mentre una quota simile è uscita dal mercato del lavoro raggiungendo la pensione. Più complessa la situazione del restante 32%, che scompare dagli archivi amministrativi osservati: per questa platea si possono ipotizzare inattività, lavoro irregolare, emigrazione o altri esiti non verificabili.
L’analisi conferma anche la presenza dell’“exit rate spike”: circa il 30% di chi sottoscrive un nuovo contratto trova occupazione subito dopo l’esaurimento del periodo di sostegno. Il dato segnala un forte addensamento delle transizioni al termine della prestazione e pone il tema dell’efficacia delle politiche attive durante il periodo di percezione del sussidio.
Per l’Inapp, il rafforzamento dell’accompagnamento al lavoro diventa quindi una questione decisiva. Il sostegno economico protegge il reddito, ma da solo non basta a garantire percorsi duraturi di reinserimento, soprattutto per i lavoratori meno qualificati o inseriti in settori ad alta mobilità.
Quattro aventi diritto su dieci non chiedono il beneficio
Tra le criticità più rilevanti emerge il fenomeno del non take-up, cioè il mancato accesso alla prestazione da parte di persone che, pur avendo perso involontariamente il lavoro e possedendo i requisiti, non presentano domanda. Nel triennio 2021-2023 sono state individuate circa 1,2 milioni di cessazioni involontarie di rapporti a tempo indeterminato potenzialmente eleggibili alla NASpI: poco meno del 40% non ha richiesto il beneficio.
Il mancato accesso non colpisce tutti allo stesso modo. La probabilità di non richiedere la prestazione aumenta tra le persone con bassi livelli di istruzione e tra i lavoratori stranieri. Nel manifatturiero, a fronte di un tasso di non take-up intorno al 20% tra gli italiani, il mancato accesso sfiora l’80% tra gli immigrati, con criticità particolarmente accentuate tra le donne.
Negli altri comparti produttivi, invece, le difficoltà informative e amministrative riguardano soprattutto gli uomini stranieri. Il dato evidenzia un problema di equità nell’accesso alle tutele: non basta che il diritto esista, se una parte consistente dei potenziali beneficiari non riesce ad attivarlo.
Il presidente dell’Inapp, Natale Forlani, sottolinea che la spesa per il sostegno al reddito resta consistente e presenta criticità settoriali, territoriali e legate alla cittadinanza dei lavoratori. Una risposta, secondo Forlani, può arrivare dalle politiche attive, dall’incontro tra domanda e offerta di lavoro e dai percorsi di formazione per migliorare l’occupabilità dei lavoratori meno qualificati.
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