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Pinguini africani, studio di Torino: associano suoni e dimensioni

17/06/2026

Pinguini africani, studio di Torino: associano suoni e dimensioni

I pinguini africani sono in grado di collegare il tono di un suono alla dimensione di un oggetto, associando i suoni gravi agli oggetti più grandi e quelli acuti agli oggetti più piccoli. Lo dimostra una nuova ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Annals of the New York Academy of Sciences, frutto della collaborazione tra l’Università di Torino, l’Università Jean-Monnet di Saint-Étienne e Zoomarine, il parco zoologico alle porte di Roma.

Un esperimento nella colonia di Zoomarine

Lo studio è stato condotto sulla colonia di pinguini africani ospitata da Zoomarine. Durante il test, ogni animale veniva posto di fronte a due cubi neri mai osservati prima, uno grande e uno piccolo, mentre ascoltava un singolo suono, grave oppure acuto.

I ricercatori hanno registrato due comportamenti: quale oggetto venisse avvicinato per primo e in quale direzione si orientasse lo sguardo del pinguino. I risultati sono stati netti: nell’80% delle prove gli animali hanno scelto l’oggetto coerente con l’associazione attesa, dirigendosi verso il cubo grande dopo un suono grave e verso il cubo piccolo dopo un suono acuto.

La stessa tendenza è emersa osservando la direzione dello sguardo. Secondo il gruppo di ricerca, questo indica che i pinguini non reagiscono soltanto a uno stimolo isolato, ma riescono a integrare informazioni diverse, provenienti da udito e vista.

Che cosa sono le corrispondenze cross-modali

Ogni giorno gli animali ricevono segnali attraverso vista, udito, tatto e altri sistemi sensoriali. Per muoversi nell’ambiente, il cervello deve mettere insieme queste informazioni e costruire una rappresentazione coerente del mondo.

In alcuni casi, però, non si limita a combinare dati già noti: stabilisce relazioni sistematiche tra caratteristiche percepite da sensi diversi. Queste relazioni vengono definite corrispondenze cross-modali.

Una delle più studiate nell’essere umano riguarda proprio il legame tra frequenza dei suoni e dimensione degli oggetti. Di norma, associamo i suoni gravi a corpi più grandi e i suoni acuti a corpi più piccoli. Questa capacità, documentata raramente negli animali non umani, era stata dimostrata con chiarezza solo in poche specie.

Perché i pinguini africani sono un modello interessante

Il pinguino africano, Spheniscus demersus, appartiene a un antico gruppo evolutivo di uccelli e rappresenta un modello particolarmente utile per indagare questo tipo di abilità percettiva. Le sue vocalizzazioni trasmettono informazioni biologicamente rilevanti, tra cui età e dimensione corporea dell’individuo.

Secondo i ricercatori, la capacità di associare suoni e dimensioni potrebbe derivare da regolarità presenti nel mondo naturale. In generale, animali e oggetti di dimensioni maggiori tendono a produrre suoni più gravi, mentre quelli più piccoli emettono suoni più acuti.

Riconoscere questa relazione può offrire un vantaggio adattativo, soprattutto in ambienti sociali complessi come le colonie di pinguini. In contesti affollati, rumorosi o con visibilità limitata, collegare le caratteristiche vocali alla dimensione del corpo può facilitare il riconoscimento di partner, pulcini e altri individui.

Il contributo dell’Università di Torino

Il gruppo dell’Università di Torino coinvolto nella ricerca è composto da Francesca Terranova, prima autrice dello studio e assegnista di ricerca, Francesca D’Orazio, ex studentessa del corso di laurea magistrale in Evoluzione del Comportamento Animale e dell’Uomo, Luigi Baciadonna, docente di Psicologia comparata, e Livio Favaro, docente di Zoologia e coordinatore del Laboratorio di Biologia Marina.

Per Terranova, i risultati dimostrano per la prima volta che i pinguini africani collegano il tono di un suono alla dimensione di un oggetto, applicando questa associazione anche a stimoli del tutto nuovi. D’Orazio sottolinea invece che gli animali non si limitano a rispondere a un singolo stimolo acustico o visivo, ma integrano informazioni provenienti da sensi diversi.

Favaro definisce questa abilità sorprendentemente flessibile, potenzialmente utile per orientarsi in colonie affollate. David Reby, docente di etologia dell’Università Jean-Monnet di Saint-Étienne, evidenzia il valore evolutivo della scoperta: studiare queste associazioni negli animali aiuta a capire quando sia comparsa, nel corso dell’evoluzione, la capacità di unire i sensi, presente anche nell’uomo.

Secondo Luigi Baciadonna, il dato apre nuove prospettive sullo studio delle capacità cognitive e percettive degli uccelli, perché mostra che i pinguini africani sembrano cogliere una relazione astratta tra due dimensioni dell’esperienza: il suono e la grandezza.

Ricadute anche sul benessere animale

La ricerca ha implicazioni anche per il benessere degli animali ospitati in strutture zoologiche. Comprendere come i pinguini percepiscono gli stimoli dell’ambiente, spiega Cristina Pilenga, curatrice di Zoomarine, può aiutare a proporre stimoli nuovi e più adeguati alle caratteristiche della specie.

La conoscenza dei processi percettivi diventa quindi uno strumento utile per migliorare arricchimento ambientale, gestione degli spazi e tutela degli animali. Il lavoro apre inoltre una domanda ancora senza risposta definitiva: l’associazione tra suono e dimensione nei pinguini africani è innata oppure viene appresa attraverso l’esperienza?

È il prossimo nodo scientifico da sciogliere. Per ora, lo studio conferma che questi uccelli marini possiedono capacità cognitive più complesse di quanto si potesse immaginare, capaci di collegare segnali diversi e di costruire relazioni tra ciò che sentono e ciò che vedono.